Visualizzazione post con etichetta confindustria tedesca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta confindustria tedesca. Mostra tutti i post

giovedì 14 giugno 2018

Germania. Merkel verso la crisi di governo

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-14.

Merkel muss weg

Herr Seehofer, Ministro degli Interni tedesco, non si è presentato ad una riunione governativa sui migranti, nel corso della quale avrebbe dovuto tenere un lungo intervento.

I media iniziano a parlare apertamente di crisi del Governo Merkel.

Al momento resta veramente difficile dire se si tratti solo di un braccio di ferro, oppure siano iniziate le vere manovre per far dimettere Frau Merkel. Ma questa ultima ipotesi sembrerebbe essere quella corretta.

Riportiamo quindi in extenso i più significativi interventi sul tema.

Per la prima volta nella sua storia, l'Handelsblatt, giornale di Confindustria tedesca, riporta in prima pagina un cartiglio, seguito poi da un articolo al vetriolo.

«Crisis meetings in Berlin.

Angela Merkel’s Christian Democratic Union and its Bavarian sister party the Christian Social Union, led by Horst Seehofer, halted a scheduled Bundestag discussion and went into separate meetings. The two allies have knocked heads on how to deal with refugees who want to enter Germany, but have already been registered in a different EU country. The CSU, which faces state elections in October, wants to bar these immigrants from coming in, but Ms. Merkel opposes this strict asylum plan. German media are running live blogs of the events.»

*

Merkel facing revolt as conservatives demand asylum clampdown

«The chancellor is growing isolated as her party colleagues join her hawkish Bavarian allies in calling

giovedì 22 marzo 2018

Germania. Mancano 1.6 milioni di lavoratori esperti, Meister. – Handelsblatt.


Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-22.

Gigante dai Piedi di Argilla

Si sta facendo un gran parlare di “skilled workers“, ma molto raramente ci si perita di sapere e comprendere cosa significhi esattamente questo termine, almeno nel linguaggio usato dalla Confindustria tedesca.

In Germania esistono le mitiche Berufsschulen.

«Berufsschulen bilden (im deutschsprachigen Raum) den schulischen Teil der dualen Berufsbildung. Ihre Vorläufer sind die Feiertagsschulen, die in der Zeit um 1800 gegründet wurden.

Die Berufsschule ist seit 1871 eine Schulform im Bereich der berufsbildenden Schulen. Berufsschulen hießen bis 1912 Fortbildungsschulen. Die Berufsschule vermittelt den Auszubildenden während ihrer Berufsausbildung die durch den Rahmenlehrplan bzw. den Lehrplan des jeweiligen Standortes bestimmten Inhalte. Sie ist eine der beiden Säulen der dualen Ausbildung. Sie hat die Aufgabe die Allgemeinbildung und die jeweilige fachliche Bildung zu fördern.

Die Berufsschule hat ein bis zwei Berufsschultage mit wöchentlich 8 bis 12 Unterrichtsstunden, abhängig vom Beruf und dem Ausbildungsjahr. Die Unterrichtszeit kann auch zu mehrwöchigen Unterrichtsblöcken zusammengefasst werden. Diese Form wird in Deutschland insbesondere bei Ausbildungsberufen mit einer geringen Zahl von Auszubildenden (so genannten Splitterberufen oder Berufe des öffentlichen Dienstes, wie z. B. Verwaltungsfachangestellter oder Fachangestellter für Arbeitsmarktdienstleistungen) gewählt, wenn diese in Landes- oder Bundesfachklassen unterrichtet werden.» [Fonte]

Sembrerebbe opportuno scendere po’ nel dettaglio, ed utilizzeremo ampi stralci dell’ottimo articolo del prof. Gian Maria Raimondi.


«Vi spiego in breve come funziona il Dualsystem tedesco, espressione ridotta per duales Berufsausbildungssystem (sistema duale di preparazione al mondo del lavoro). Anzitutto, in Germania non esiste la concezione di studio fine a se stesso o separato dalla prassi professionale (come in Italia o in Francia), quale essa sia: non esiste che uno frequenta un liceo o un tecnico o un professionale senza aver mai messo piede in fabbrica o in azienda per poi entrarvi “dopo” (ma “dopo” quando?). Sono cose che qui in Germania non capiamo (o meglio: io sì, essendo anche italiano).

Quando ci si iscrive a quella che in Italia corrisponde alla scuola superiore (licei, professionali, etc.) si è obbligati a confrontarsi fin da subito con il mondo del lavoro (industrie, impresa, terziario). Come funziona? I liceali tradizionali (Gymnasiasten. Studenti del liceo classico o scientifico) accedono al mondo del lavoro attraverso la formula del Vocatium, poi successivamente del Praktikum (tirocinio). Il “Vocatium” (dal latino) è una visita dedicata che i nostri studenti effettuano presso “Messen / grandi esposizioni commerciali e industriali” ed aziende varie, per vedere dall’interno come funzionano.

Quando poi tornano a scuola da noi, tematizziamo insieme la loro esperienza, approfondendo sotto ogni punto di vista quanto hanno appreso. Durante l’anno hanno luogo diversi Vocatium: il numero di queste “visite o gite di lavoro” dipende dalla politica scolastica dei singoli Länder, visto che la scuola in Germania è materia di politica regionale, non federale (ma la formula “dual” è federale). Il Praktikum (tirocinio), che segue il “Vocatium” (spesso dalla 12 classe in poi: la seconda liceo in Italia), è un vero e proprio tirocinio in quella azienda o in quella impresa che ti ha particolarmente colpito durante il “Vocatium” (ma gli studenti possono scegliersene anche altre). Il tirocinio professionale dei nostri ragazzi è concordato fra noi (scuola) e impresa (banca, fabbrica, officina, Lufthansa; ma anche realtà pubbliche, quali tribunali e ministeri) e monitorato dalla scuola: per l’occasione, noi insegnanti diventiamo ispettori e andiamo a vedere cosa combinano i ragazzi; mentre i referenti aziendali, a loro volta, si informano da noi se i ragazzi a scuola studiano e se, ovviamente, applicano il “know-how” appreso in azienda. Geniale, no? Questo sistema configura una riuscita sinergia fra stato (scuola pubblica) e impresa (settore privato), non intesi così quali corpi scollegati e fra loro estranei (per non dire ostili). Cioè lo stato, in Germania, entra nell’impresa – che rispetta – e l’impresa entra nello stato – che rispetta.

I risultati? Una nazione poco più grande dell’Italia e, comunque, con tanti problemi (anche d’immigrazione) vanta una delle economie più potenti al mondo (e nessuno sa chiarirsi perché. Ecco: ora lo sappiamo). E siamo solo al liceo (classico, scientifico, etc.). Scuole tecniche e professionali: preparati.

Le Berufsschulen tedesche (scuole tecniche e professionali) realizzano pienamente la perfetta sinergia “stato-impresa” costituendosi come cardine e perno centrale dell’intero sistema duale e della sua concezione. Non esiste niente di simile al mondo. Io sono professore di ruolo in un plesso scolastico che accorpa a direzione unificata diverse Schulformen (tipi di scuola) professionali, incluso un liceo tecnico (ibrido fra liceo scientifico e ITIS italiani) e un liceo psicopedagogico: ospitiamo spesso delegazioni dalla Norvegia, da Israele e dagli Stati Uniti che vengono a vedere come facciamo (dalla Cina no, perché formiamo direttamente formatori espressamente per i cinesi, nostri committenti).

Funziona così: esempio concreto. Mettiamo che uno vuole studiare da perito informatico: viene da noi a scuola (abbiamo il ramo informatico, ovviamente) e fa una pre-iscrizione. Compila il modulo in segreteria, poi la scuola propone subito diverse aziende del settore (con la consulenza dei colleghi del ramo). Nella azienda di sua scelta (l’unico vincolo è che si devono trovare “innerhalb des Schulkreises”, nel perimetro del distretto scolastico), fanno fare subito un contratto di formazione con l’accredito della nostra scuola (prima ancora di iniziare la scuola!). Dopodiché, contratto alla mano, si ritorna in segreteria (il contratto aziendale consente l’iscrizione a scuola. Sì: hai capito bene e sì, siamo in Europa; non su Marte. È Germania) e cominciano le lezioni. Le lezioni (sempre nel professionale, per i licei, vedi sopra) si chiamano Blockunterricht / lezioni a blocchi: per tre settimane lo studente è da me a scuola e insegno teoria (matematica informatica, matematica applicata, fisica, statistica, teoria dei processori, tedesco, storia, etica, psicologia del lavoro, economia politica, ma anche religione e storia dell’arte); per altre due (o tre) settimane, invece, è alla Mercedes, alla Lufthansa, o in un’azienda informatica e lavora con regolare contratto di apprendista (Auszubildender). Poi, dopo tre settimane, di nuovo a scuola!

Alla fine del corso, in genere tre anni, c’è la Gesellenprüfung (esame di fine apprendistato): superato il quale, si lavora (spesso, si resta nell’azienda di prima, cambia solo il rapporto contrattuale). Se uno preferisce, può proseguire lo studio e diventare Meister (Master); oppure conseguire una vera e propria maturità tecnica (Berufliches Abitur), ma a quel punto bisogna cambiare tipo di scuola (restando nello stesso complesso) e ci si iscrive al liceo tecnico, sostanzialmente, uno scientifico con “Schwerpunkt (punto focale) materie tecniche. Si capisce bene che uno studente medio di diciannove anni (o anche di ventidue. Ma anche di ventotto, nel caso della Berufsschule (istituto tecnico, dove non c’è limite di età) che esce dalla maturità tedesca ne sa non mille, ma un milione di volte di più del migliore studente italiano suo pari-grado.»

* * * * * * *

Bene.

Per “skilled worker” si designa quanti abbiano superato la Gesellenprüfung, conseguita la Berufliches Abitur ed infine abbiano conseguito il titolo di Meister.

È questa classe di Meister che ha reso famosa nel mondo l’industria tedesca. Made in Germanysignifica manufatto da Mastri tedeschi.

Avendo ben presente quanto su detto, si può meglio capire il grido disperato della Confindustria tedesca:

«Germany is facing a major shortage of skilled workers as companies struggle to fill around 1.6 million vacancies»

*

«he can’t find the technicians, site managers, and mechanics he needs»

*

«The economy is booming, the willingness to spend is high and German companies have full order books …. However, the current situation on the labor market limits growth»

*

«Smaller businesses, which compete against well-known larger companies for skilled workers, have difficulties filling open positions»

*

«Around 1.6 million jobs cannot be filled currently»

*

«Staff in industries like construction, hospitality, security services, transport, logistics, childcare and education are particularly scarce»

* * * * * * * *

Germania. Gigante dai piedi di argilla. – Handelsblatt

Confindustria tedesca sempre più preoccupata. – Handelsblatt

Handelsblatt. Ciò che rendeva forte la Germania ora la rende vulnerabile.

*

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato. 

*

La denatalità delle femmine tedesche autoctone inizia a far sentire i suoi perversi effetti.

Le scuole secondarie tedesche sono piene di immigrati, e vi si parla più facilmente l’arabo o il turco del tedesco. Il livello qualitativo è ovviamente sceso. Ma gli studenti tedeschi autoctoni sono sempre meno. Sempre di meno.

Le Berufsschulen tedesche si stanno spopolando, per carenza di giovani. Meno giovani, meno studenti: non si richiede l’intelletto di Newton per capire un concetto così semplice.

*

Ci si può illudere a piacere, ci mancherebbe. Le allucinazioni non possono essere proibite per legge.

Ma l’idea di rimpiazzare un Meister che vada in pensione con un immigrato che borbotta qualcosa di tedesco e che non ha fatto nessuna scuola specifica è un puro e semplice delirio schizofrenico.

Similmente, l’idea di rimpiazzare un Meister che ha fatto un ciclo di studi e preparazione pratica al lavoro di quasi dieci anni con un immigrato che ha fatto un corso di qualche mese è idea destituita di buon senso.

Il redde rationem non solo si avvicina, bensì è già qui.

lunedì 12 marzo 2018

Germania. Gigante dai piedi di argilla.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-12.

Gigante dai Piedi di Argilla 

Handelsblatt è il giornale della confindustria tedesca. Formalmente filogovernativo, qualsiasi sia il governo in carica, è sostanzialmente scettico sulla attuale situazione: il paziente era vivo un secondo prima di morire. Il fatto dunque che la Germania stia in piedi non è certo garanzia che prosegua a starci.

I dati sono molto semplici da leggersi, ma difficili da essere interiorizzati.

Secondo l’International Monetary Fund nel 2017 il pil ppa della Germania arriva a 4,149.573 miliardi Usd, contro un pil ppa mondiale di 126,687.917 miliardi Usd: la Germania conta quindi il 3.27% dell’economia mondiale. Per paragone, l’India con un pil ppa di 9,446.789 miliardi Usd vale il 7.46% del pil ppa mondiale: oltre il doppio della Germania.

In parole estremamente povere, la Germania è obbligata dalla realtà a dover ritornare nei ranghi: non si può essere supponenti quando si vale solo il 3.27%, e, per di più, si è in declino.

Piaccia o non piaccia, al mondo esistono anche gli altri.

Per esempio, la detassazione in atto negli Stati Uniti, unitamente al ritorno dei dazi, nonché la svalutazione politica del dollaro sono elementi dei quali la Germania dovrebbe tenere in un’accurata attenzione. Ripetiamo: tutti i pugili stavano in piedi prima di finire ko.

Tutti si sciacquano la bocca con le future nuove tecnologie: future, non attuali. Ma oggi, adesso, in questo momento, si devono comprare all’estero le materie prime delle quali la Germania non dispone. Fuori i soldi, quindi, ed accettare prezzi anche triplicati.

*

«Growing global demand for everything from aluminum to zinc is squeezing Germany’s muscular export economy»

*

«A global rebound in raw-materials prices has boosted the profits of mining companies»

*

«But it also threatens to pinch German manufacturers …. Many depend on imports like iron ore, copper, and coal, as well as lithium, graphite, and cobalt for electric autos, batteries, wind turbines and other new technologies»

*

«Germany spends more than $100 billion a year on imported oil, gas, coal, ore, metals and other basic commodities»

*

«The bad news for German industry is that prices for iron ore, coal, nickel and copper have risen more than 75 percent on average from their lows two years go. The big global mining companies – Glencore, BHP Billiton, Rio Tinto and Anglo American – reaped combined profits of $23.6 billion in 2017, almost 20 times more than in the previous year»

*

«Demand for lithium, a vital component for the batteries in electric autos, is expected to quadruple by 2035»

*

«China, in particular, explains the demand increases. It accounts for 40 to 60 percent of demand for industrial metals by itself»

*

«This boom in input prices “increases the costs for the manufacturing industry in Germany»

*

«It is estimated to cost more than $100 billion.»

*

A conti fatti – già, quei numeri orrore dei politici – in breve la Germania si troverà una spesa extra di circa 100 miliardi per approvvigionarsi di materie prime. E questa che le vada bene: queste sono stime minimali. E per di più saranno sempre in continuo aumento.

In parole povere, l’export tedesco si illanguidirà nel tempo.

*

Uno dei drammi dei paesi occidentali è che i politici ed i governi sono eletti per lassi di tempo brevi: dai quattro ai cinque anni. I governanti hanno quindi un orizzonte temporale che va dalla fatica per vincere la competizione elettorale alla prossima susseguente tornata. Ma il problema delle materie prime non può essere affrontato con piani economici e finanziari articolati su durate temporali così brevi.

Ce lo si ricordi bene: il gigante dai piedi di argilla stava in piedi fino a tanto che un sassolino non lo urtò.


→ Handelsblatt. 2018-03-06. Rising prices of raw materials pose risk to German industry

Growing global demand for everything from aluminum to zinc is squeezing Germany’s muscular export economy.

*

A global rebound in raw-materials prices has boosted the profits of mining companies. But it also threatens to pinch German manufacturers. Many depend on imports like iron ore, copper, and coal, as well as lithium, graphite, and cobalt for electric autos, batteries, wind turbines and other new technologies.

Germany’s seemingly invincible export economy has thus discovered its Achilles heel. Europe’s industrial powerhouse relies on imports for most of its raw materials. Germany spends more than $100 billion a year on imported oil, gas, coal, ore, metals and other basic commodities. Virtually all metals come from outside the country, often in the form of semi-finished goods like pipes, sheets, wire or castings. In all, Germany gets four-fifths of the periodic table of elements from abroad – twice the share it imported a century ago.

The bad news for German industry is that prices for iron ore, coal, nickel and copper have risen more than 75 percent on average from their lows two years go. The big global mining companies – Glencore, BHP Billiton, Rio Tinto and Anglo American – reaped combined profits of $23.6 billion in 2017, almost 20 times more than in the previous year.

—–

Germany gets 80% of the periodic table of elements from abroad.

—–

And there is no end in sight. Demand for lithium, a vital component for the batteries in electric autos, is expected to quadruple by 2035, according to the German Mineral Resources Agency. Demand for more basic metals and energy sources is being driven by ambitious infrastructure plans in the world’s two biggest economies, the United States and China.

China, in particular, explains the demand increases. It accounts for 40 to 60 percent of demand for industrial metals by itself, according to Julian Kettle at Wood Mackenzie. China is now building out its so-called “Silk Road Economic Belt”, a gigantic rail-to-ports project linking China to markets in Europe, Asia and Africa. It is estimated to cost more than $100 billion.

This boom in input prices “increases the costs for the manufacturing industry in Germany,” Henry von Klencke, a raw materials analyst at the BDI German Industry Federation, told Handelsblatt. And no increase in supply is likely in the foreseeable future. It can take five to seven years for a new mine to become operational, so those investments should already be under way. They are not. There will be a shortage of copper within two years, analysts at Australia’s Bank Macquarie reckon.

“The times when one mine after the other was opened up are past,” said Ernst Frankl at Oliver Wyman consultants. The companies will hold back until they are sure the new mines will produce commensurate earnings in the very long run.

Investors, too, have been hesitant bid up mining stocks, despite the record profits. “It surprises me a lot that the market is so guarded toward raw materials producers,” said Evy Hambro, who heads up the sector for giant money manager BlackRock. “The companies are once again producing free cash flow; they are paying high dividends, and there’s a whole array of raw materials experiencing supply shortages while the global economy is growing and demand is increasing,” Mr. Hambro said. And yet, investors are not clamoring for these stocks.