Nel 1985, quando gli Stati Uniti erano ancora un
impero incontrastato, e non dimidiato come oggi, imposero nel vecchio
Hotel Plaza di New York (prima che divenisse l’asettico residence che è
oggi) la rivalutazione dello yen a un Giappone che era la versione
industriale del turbocapitalismo finanziario di oggi. Sono passati circa
trent’anni e oggi il Giappone stenta ancora a uscire dalla stagnazione
che allora gli Usa gli imposero. E gli Usa, dal canto loro, cercano in
tutti i modi di sostituire il keynesismo di guerra del vecchio Roosevelt
con il keynesismo dello tsunami del tasso d’interesse tendente a zero e
del battere moneta, alias dollaro, a manetta, come si dice in gergo,
per abbassare il valore del dollaro sui mercati cambiali mondiali e
favorire in tal modo le esportazioni Usa.