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sabato 11 maggio 2019

Mi tolgo qualche sassolino

So che non gliene frega niente a nessuno, è più importante decisamente la politica (?) italiana, le accise mai tolte, la moneta parallela (?), la spesa a deficit e le assunzioni per la messa in sicurezza del territorio e per valorizzare i beni artistici e far ripartire il turismo (sul serio hanno fatto queste cose?). Ritorno a pensare al 2004, anno del mio fallimento, e al fatto che da allora non ho ricevuto versamenti contributivi e non lavorando non ho potuto nemmeno effettuarne di volontari: chi fallisce e per bancarotta semplice, non ha percorsi di reinserimento, non viene chiamato dal Don di turno per andare a lavorare (e così poter mangiare e dormire) in un centro per anziani, scrivere libri e rilasciare interviste. E poi, magari, entrare nelle simpatie di qualcuno e ricevere oboli che , di lì a poco potrebbero servire per rientrare nel giro che conta, cioè nel

lunedì 9 luglio 2018

Lavoro nero, Cgia: per il fisco un “buco” da 43 miliardi euro l’anno


Quanto riportato nel titolo l'ho preso da Qui Finanza: ma non sono per niente d'accordo. Quel buco ci sarebbe se chi fa lavorare la colf in nero o ha un apprendista che poi si sa già non verrà neppure assunto (sostituito da un altro e un altro ancora) potesse sostenere il pagamento dello stipendio più quello dei contributi, delle ferie, della tredicesima eccetera eccetera. e i cari amici della CGIA di Mestre , questo, dovrebbero saperlo: per anni e anni abbiamo rimarcato che un conto è tirare fuori mille o millecinquecento euro, un'altra cosa è sborsarne il doppio. Quindi mi farebbe piacere se si interrogassero su un punto: ma questi che fanno lavorare le persone in nero, possono o no, permettersi il lavoratore alle condizioni di legge? Per