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sabato 5 maggio 2018

Pet therapy, guarigioni e business: i dubbi sugli "emotional support"

Pet therapy, guarigioni e business: i dubbi sugli “emotional support”
a cura di Sara Novello
Aumenta il supporto all’uso di animali come terapia per patologie quali la depressione e l’autismo, ma gli “emotional support” non garantiscono alcuna guarigione. Negli Stati Uniti un animale può imbarcarsi su un volo solo se un medico ha firmato una lettera affermando che aiuta il suo proprietario ad affrontare una difficile condizione medica. Delta Air Lines ha trasportato 250.000 emotional support (cosi definiti tali animali) nel 2017, con un aumento del 150% rispetto al 2015. La maggior parte sono cani, maiali, criceti, pavoni ma anche anatrecome Daniel che aiuta il suo padrone a far fronte al disturbo post-traumatico.
“La credenza che gli animali possano avere straordinari effetti positivi su alcune patologia è assai diffuso” dice John Bradshaw, antrozoologo all’università di Bristol (Uk) che studia i modi in cui gli esseri umani e gli animali interagiscono e in particolare come gli animali possano aiutare davvero le persone affette da malattie mentali. Bradshaw ha evidenziato che ci sono pochissime prove concrete per affermare che tale interazione possa migliorare la situazione clinica di un paziente. Nonostante questo, un sondaggio del 2014 negli Stati Uniti ha dimostrato che il 97% dei medici di famiglia  ritiene che possedere un animale dia benefici per la salute

Studi e ricerche sugli effetti della pet therapy

È diventata una routine prendere tutti i tipi di animali tra cui gli asini per case di cura, prigioni, scuole, ospedali. Persino una ventina di animali, tra cui il famoso maialino Lilou, vagano per l’aeroporto internazionale di San Francisco per calmare i viaggiatori terrorizzati dal volo. “Molti studi suggeriscono una stretta relazione tra proprietari di cani e buona salute – afferma ancora Bradshaw – ma la dinamica causa – effetto non è poi cosi chiara”.
Uno studio condotto in California nel 2014 ha rilevato che bambini in famiglie con animali domestici erano più sani e più attivi di quelli senza, tuttavia erano più possessivi. I ricercatori conclusero che gli effetti positivi erano dati da un risultato di fattori socio-economico. “La gente confonde il sentirsi bene in presenza di animali con i benefici clinici a lungo termine – spiega Bradshaw – Quando si accarezza un animale domestico, i livelli di ossitocina ed endorfina aumentano, la pressione sanguigna scende e il battito del cuore diventa più regolare ma non ci sono prove che questo star bene si traduca in una possibile guarigione a lungo termine”.
Una revisione del 2017 ha rilevato che nonostante l’uso diffuso delle terapie sugli animali, la ricerca scientifica sulla sua efficacia e su come essa potrebbe concretamente funzionare è assente. Alcuni studi hanno rilevato che la presenza di animali può avere un effetto incoraggiante sui pazienti degli ospedali e sugli ospiti delle case di cura. Questo potrebbe essere determinato dal fatto che gli animali di per sé aumentano l’umore delle persone in genere rendendo un ambiente sterile più gradevole.
Si potrebbe dunque parlare di un beneficio dal punto di vista dell’interazione sociale aiutata dal rapporto che si instaura tra essere umano e animale, ma non curativo di certe gravi patologie.

Un grande business spesso contro il benessere animale?

L’idea che gli animali offrano benefici per la salute risale agli anni ’60, quando lo psicoterapeuta statunitense Boris Levinson scoprì che alcuni bambini con problemi di comunicazione si aprivano maggiormente agli altri quando il suo cane, Jingle, era presente. Alcuni benefici comprovati li possiamo notare nel caso di bimbi affetti da autismo. La ricerca di Bradshaw mostra che giocare con un cane ha aiutato alcuni bambini autistici a imparare a leggere. Anche in quest’area, tuttavia, gli studi variano nelle forme di trattamento e nei risultati ottenuti. Queste affermazioni non significano che gli animali non possano aiutare le persone, ma senza una ricerca che ne controlli i reali effetti non possiamo sapere quale animale in quale contesto potrebbe essere il migliore.
Nonostante la mancanza di prove, la terapia animale viene reclamizzata come trattamento per patologie gravi come PTSD (post-traumatic stress disorder), depressione e dipendenza trasformandosi in un grande business.Una sessione di “delfino terapia”, in cui le persone entrano in stretto contatto con questo mammifero all’interno di una piscina, può costare fino a 600 sterline l’ora. “Potrebbe essere divertente, ma non ci sono studi che dimostrino alcun effetto benefico di sorta” conclude Bradshaw.
Inoltre, non dobbiamo occuparci solo del benessere dell’uomo ma anche di quello animale. Alcuni animali non sono idonei a queste “terapie”. È quanto sostengono alcuni veterinari: “I cervidi (cervo, daino, capriolo) anche quando allevati in cattività rimangono comunque animali estremamente sensibili allo stress: possono accettare il contatto con le persone che li accudiscono quotidianamente, ma si spaventano facilmente se esposti a persone o stimoli sconosciutimanifestando tutti i comportamenti tipici di un animale in una situazione di disagio: tentativo di fuga e manifestazioni ansiose”.
Nel caso dei delfini, essi sono animali selvatici, anche se addestrati. La Whale and Dolphin Conservation ha chiesto il divieto di tutti i trattamenti con essi, sulla base del fatto che è dannoso sia per gli animali che per le persone.
Inoltre, alcuni studi suggeriscono che in certe situazioni gli animali possono aumentare l’angoscia di una persona. Hal Herzog, uno psicologo della Western Carolina University, ha affermato che gli animali di sostegno emotivo potrebbero prolungare i problemi psicologici di una persona facendo evitare o ritardare la gestione dei loro problemi.
fonte https://ofcs.report/wellness/salute/pet-therapy-guarigioni-e-business-i-dubbi-sugli-emotional-support/

domenica 18 marzo 2018

Germania. Il 17% degli studenti è affetto da patologie psichiatriche.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-18.

2018-03-10__Nature__001

Prolegomeno.

Alcuni giorni or sono è stato pubblicato questo articolo, che ha riscosso notevole audience:

Conoscere e capire la Cina. Test di ammissione in seconda elementare.

Si riportava come il 90% degli studenti tedeschi di scuola superiore ed i loro relativi insegnanti non fosse stato in grado di risolvere i quiz che in Cina sono usati per il passaggio dalla prima alla seconda elementare.

Dei 218 graditi commenti, 215 erano rivolti alla risoluzione del quiz. Solo tre persone hanno cercato correttamente di porsi il problema di cosa stia succedendo in Germania.

Non è preoccupazione di poco conto. Solo per quanto riguarda il sistema scolastico:

Germania. Mancano ora 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000.

«A new study by the Bertelsmann Stiftung has revealed that elementary schools in Germany are facing a shortfall of 35,000 teachers. By 2025, there will be a need for 105,000 new primary school teachers»

Negli ultimi quindi anni il sistema scolastico tedesco ha quasi triplicato gli organici, avendo dato piena copertura ad un impegno anche pomeridiano ed immettendo nelle classi larghe quote di immigrati.

Il livello qualitativo degli insegnanti è sceso e le classi marezzate seguono molto meno gli insegnamenti. Gli effetti si ripercuoteranno sul lungo termine.

Adesso poi la carenza di insegnanti diventa drammatica nel quadro della costante contrazione della popolazione autoctona: difficile rimpiazzare un insegnante di tedesco con un immigrato che non parla la lingua. Inizia a farsi sentire la carenza di popolazione giovanile.

Ma il problema non è soltanto scolastico: è globale. Coinvolge tutta la popolazione tedesca o, meglio, europea.


Sarebbe impossibile capire il comportamento dei tedeschi senza tener conto che oltre un terzo della popolazione adulta soffre di severe patologie mentali e che tali forme patologiche sono diagnosticabili nel 17% dei giovani studenti delle scuole secondarie.

Sarebbe necessario fare una grande attenzione nel distinguere con la massima cura un comportamento psichiatrico, sia del singolo di gruppo, per evitare di cercare di portare avanti un discorso logico con persone che hanno oggettive difficoltà ad intendere il reale ed ad argomentarvi sovra in modo sequenzialmente logico.

I malati di mente perdono la capacità percettiva e raziocinante che dovrebbe essere la caratteristica del genere umano.

Il problema non è meramente clinico medico: data la sua estensione e gravità è un severo problema sociale.

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«Depression is the leading cause of ill health and disability worldwide. According to the latest estimates from WHO, more than 300 million people are now living with depression, an increase of more than 18% between 2005 and 2015. Lack of support for people with mental disorders, coupled with a fear of stigma, prevent many from accessing the treatment they need to live healthy, productive lives.» [World Health Organization]

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«Immer mehr junge Erwachsene leiden unter psychischen Erkrankungen wie Depressionen, Angststörungen oder Panikattacken. Allein zwischen den Jahren 2005 bis 2016 ist der Anteil der 18- bis 25-Jährigen mit psychischen Diagnosen um 38 Prozent und darunter bei Depressionen um 76 Prozent gestiegen. Diese Zahlen stammen aus dem Barmer-Arztreport 2018, der heute in Berlin vorgestellt wurde. Demnach ist selbst bei den Studierenden, die bislang als weitgehend „gesunde“ Gruppe galten, inzwischen mehr als jeder sechste (17 Prozent) von einer psychischen Diagnose betroffen.» [Barmer Arztreport 2018]

"Sempre più giovani adulti soffrono di malattie mentali come depressione, disturbi d'ansia o attacchi di panico. Solo tra il 2005 e il 2016, la percentuale di giovani tra i 18 e i 25 anni con diagnosi mentali è aumentata del 38 per cento, di cui il 76 per cento in depressione. Queste cifre provengono dal Barmer Arztreport 2018, presentato oggi a Berlino. Secondo questo studio, più di uno su sei (17 per cento) degli studenti, che in precedenza erano considerati come un gruppo "sano", è ora affetto da una diagnosi psicologica. [Barmer Arztreport 2018]

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«Over one in six students across the country now have a mental health illness»

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«depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase»

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«About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people»

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«Many signs show that there will be significantly more mentally ill young people in the future»

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«more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression»

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Sarebbe impossibile comprendere il comportamento dell'Occidente e dei tedeschi in particolare prescindendo dal loro stato psichiatrico: lo avevamo detto in inizio e lo ripetiamo con triste amarezza. Purtroppo, data l'elevata frequenza di questa categoria di patologie, l'essere mentalmente alterati è diventata la norma, ed i pochi rimasti normali, capaci di intendere e volere, sono guardati sottecchi come se fossero animali stranissimi piovuti dal cielo.

Né ci si illuda che crescendo questi studenti migliorino, ritornino normali.

Mental disorders affect more than a third of Europeans [Nature]

«Mental disorders affect more than 160 million Europeans — 38% of the population — each year ....

the most common disorders are anxiety, insomnia and depression, which account for 14%, 7% and 6.9% of the total ....

the true figure is likely be "considerably larger" than 38%»

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In parole poverissime, il 38% degli adulti occidentali assume cronicamente psicofarmaci maggiori. Le conseguenze sociali e politiche sono terrificanti.

Larga parte delle manifestazioni alle quali assistiamo sono veri e propri deliri coatti. Basterebbe solo pensare al visceralismo patologico con cui i più sostengono le proprie strampalate tesi, dal 'clima' alla dieta vegana, ai presunti effetti nocivi di qualcosa di per sé assolutamente innocuo. Per non parlare poi dei visceralismi politici, in accordo ai quali la gente sostiene la propria visione politica od economica non solo come se fosse una religione, quanto piuttosto un fanatismo acritico, non supervisionato da un intelletto perché inesistente.

Basterebbe andare almeno una volta ad assistere ad una partita di calcio ed osservare attentamente i comportamenti dei tifosi.

Per disgrazia, anche i soggetti mentalmente alterati godono in Occidente del diritto di voto. Si potrebbe dire che siano equidistribuiti, ma la cosa mica che consoli molto.

Un capitolo a parte sarebbe la qualità dei nostri studenti prima, classe dirigenziale dopo. Sicuramente sussiste il problema nella sua attualità, ma ancor meno rassicurante è pensare al futuro.

Una ultima considerazione.

Con la devoluzione delle ideologie liberal e socialista si dovrebbe iniziare a pensare seriamente a quando l'attuale clima sociale possa effettivamente incidere sullo stato di salute mentale.

Un esempio, uno per tutti. L'obbligo all'uso del fraseggio politicamente corretto è una coercizione del comune sentire ed intendere, ma alla fine condiziona e coerce le menti predisposte.


→ The Local. 2018-03-03. Half a million students in Germany suffer from a mental health illness: study

Over one in six students across the country now have a mental health illness, according to a new study.

The study, published by Barmer health insurance provider last week, found that depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase.

About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people.

Between 2005 and 2016, the proportion of 18- to 25-year-olds diagnosed with mental illnesses in Germany rose by 38 percent. These figures are published in Barmer’s report of the study.

“Many signs show that there will be significantly more mentally ill young people in the future,” said Dr. Christoph Straub, CEO of Barmer.

“Especially among prospective students, pressure having to do with time and one’s performance is constantly increasing and financial worries and fears about the future are added to this,” the CEO said.

Another finding of the study is that the risk of depression among students increases significantly with age; young students were found to be less at risk than older students.

In order to avoid possible mental health cases later on, the health insurance provider recommends that young adults - particularly those who have already experienced depression or anxiety - take advantage of online or in-person resources at an early stage.

While more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression, many who should do not. "Out of shame, those affected often avoid going to the doctor,” said Straub.

“We therefore see great potential in online services, especially if they are anonymous and cater to the smartphone generation," he added.

Barmer not only carries out research into how to reach out to young people with a mental health issues earlier on, it also supports a nationwide research project - funded by the World Health Organization (WHO) - on the mental health of students called StudiCare.

Depression is the leading cause of ill health and disability worldwide and more than 300 million people are now living with the illness, according to WHO.

“Lack of support for people with mental disorders, coupled with a fear of stigma, prevent many from accessing the treatment they need to live healthy, productive lives,” WHO writes on its website.

Barmer health insurance compiled anonymous data from around eight million insured people for the completion of the study. Each year Barmer’s annual study has a different focus.  

https://senzanubi.wordpress.com/2018/03/18/germania-il-17-degli-studenti-e-affetto-da-patologie-psichiatriche/
Sarei curioso di sapere, visto che non ho modo di commentare e interloquire con il prof. Mela se, nel 17% di studenti tedeschi vi sono compresi immigrati di prima seconda o terze generazione: ma sei razzista o xenofobo, dirà qualcuno? No, ma solo per sapere se questi studenti "stranieri" vengono visitati, monitorati, o se c'è verso di loro lo stesso interesse che c'è o dovrebbe esserci per i nativi.

sabato 3 marzo 2018

IL GENDER, E I “MODI NUOVI DI DIVENTARE MATTI”


Cincinnati, Ohio.  Una ragazza di 17 anni vuole sottoporsi alle “cure” farmacologiche per diventare   maschio. I genitori, cristiani, si  oppongono sostenendo  che tale transizione non è nel miglior interesse della figlia. Un tribunale minorile spoglia quei genitori della patria potestà e affida la minore ai nonni, favorevoli al cambio di sesso.  “Hanno una mente più aperta”, ha testimoniato il tutore legale al processo (un’assistente sociale) mentre i genitori  si oppongono “per motivi religiosi”;  quindi  hanno pregiudizi. La giudice, Sylvia Sieve Hendon, nella sentenza ha invitato i  politici a elaborare un “sentiero legislativo”  per dirimere i casi di conflitto parentale – il che significa mettere  gli ormoni usati per cambiare sesso nella lista dei farmaci “No-Parents Asked”, come i contraccettivi e gli abortivi che possono essere  dati a minorenni senza che i genitori ne sappiano nulla.
Votate Liber* e Ugual*
Anche Cincinnati  si è dotata, nell’ospedale pediatrico, di un Programma Transgender (TP). All’apertura nel 2015, ha curato un centinaio di pazienti. Nel 2017, ne ha trattato oltre mille. Ed ha ricevuto una donazione di 2 milioni di dollari da  una ricca coppia di benefattori, il cui figlio d 8 anni ha voluto cambiare sesso.    Fatto degno di nota,  i medici del TP hanno cambiato  sesso a  tutti quelli che hanno visitato: apparentemente non ne hanno trovato nessuno normale.  Nelle 14 cliniche per il gender   che esistono nel Regno Unito, il numero dei pazienti che bussano e ricevono il trattamento, aumentato del 100 per cento l’anno scorso.  Nel decennio, pazienti che si ritengono “donne prigioniere nel corpo di un uomo” (o il contrario) sono aumentati  anche di 28 volte. Simili colossali aumenti di ”disturbi del genere” sono registrati in Australia, in Svezia, in Usa, in corrispondenza  con il sorgere delle cliniche che curano il “disturbo”.  Negli Stati Uniti, nel 2011, circa 1,4 milioni di adulti si dichiaravano trans-gender.

Una università americana, Kennesaw State University,  dotata di un LGBT Resorcce Center, ha inventato nuovi pronomi personali – oltre he e she – per nominare rispettosamente i varii generi.
Ora,  c’è da mettere qualche punto sulle i.
Se esistesse una qualche base biologica per questo fenomeno, la percentuale degli aspiranti trans-gender dovrebbe  essere la stessa in ogni Stato. Invece, a Washington, la capitale, i trans gender sono  il triplo o il  quadruplo di quelli presenti negli altri stati (2,8 su 1000, contro 0.70 o anche 0.30 negli stati rurali).  “La accresciuta visibilità e accettazione sociale delle persone trans gender possono accrescere il numero di persone che vogliono identificarsi come trans”: così ipotizza  lo Williams Institute, un centro di ricerca   socio-sessuale presso l’Università di Los Angeles (UCLA). Il filosofo Ian Hacking, che ha studiato la questione, parla di un “contagio semantico” in corso: la mediatizzazione,    che pretende di solo descrivere il fenomeno,  crea  le condizioni per la sua diffusione.  L’attivismo dei  militanti ideologici, l’insegnamento nelle scuole a “non avere pregiudizi” e a “scoprire il proprio gender”,  gli studi accademici sul cambiamento di genere,  la grande “comprensione”  sociale per i trans o LGBT vari,  il fatto che nascano queste cliniche, che  esse siano finanziate e persino forniscano le “terapie” a spese pubbliche, possono di per sé spiegare come mai, tanti maschi  arrivino al punto di farsi  amputare i genitali, operazione irreversibile,  per farsi fare dal chirurgo  plastico  una vulva artificiale?
I militanti ideologici, che dominano il discorso, dicono che”uno nasce così”, trans gender o sessualmente insoddisfatto del  suo genere, “donna prigioniera nel corpo di un uomo”.   E’ il politicamente corrette che viene imposto. Mentre tutti  gli indizi  suggeriscono questo:  “La cultura moderna non  rivela  i trans, li sta creando”  (Anne Hendershott su Catholic World Report).

Malattie mentali alla moda

Che i disturbi mentali o del sé siano dipendenti dal contesto culturale di un dato momento storico, o persino da un “contagio psichico”   che fa sì  vi siano come delle “mode” nelle psico-patologie,  è noto agli specialisti. L’Amok  è una  follia omicida che colpisce in Indonesia e Nuova Guinea. Nell’ultimo ‘800, giovanotti francesi   soffrivano di “stato di fuga”, tornando in sé dopo mesi a Mosca o a Algeri, senza sapere come ci erano arrivati. Negli anni ’70, migliaia di americani bussarono alle porte di psicoterapisti  dicendosi abitati da due (o  anche dodici) personalità diverse, e venendo debitamente diagnosticati  dai terapisti per “disturbo di personalità  multipla”, affezione che oggi sembra scomparsa. In compenso oggi siamo travolti da scolari travagliati dal Deficit d’Attenzione e iperattività e trattati con quintali di Prozac,   da “gender incerti” e simili modulazioni della sfera psico-sessuale, che per di più negano che il loro sia un disturbo, ma lo dichiarano  un diritto.
Il fatto  è che  ogni tanto  spunta “un modo nuovo di essere  matti”.
La frase è il titolo di un saggio che Carl Elliott, un medico che si occupa di etica della sanità, pubblicò nel 2000 –  per occuparsi di un”disturbo del sé” apparentemente più aberrante ancora del cambiamento di sesso. Un chirurgo scozzese aveva amputato  le gambe di due pazienti su loro richiesta, ed era stato fermato prima che  ne operasse un terzo.  I due amputati  avevano difeso il medico, raccontando ai giornali come erano più felici e completi adesso, senza la gamba.
Elliott scoprì che il fenomeno è  meno raro di quanto si crede. Scoprì diversi casi  in cui i pazienti s’erano procurati da soli cancrene, e ferite spaventose, per poter poi andare all’ospedale ed ottenere il taglio  chirurgico dell’arto. Altri avevano provato a porre la gamba sui binari … Un piccolo mercato di  amputazioni clandestine s’era creato in Messico, dove un  ottantenne americano aveva pagato 10 mila dollari per farsi  asportare un arto. Elliott ha scoperto che su internet gli aspiranti alle amputazioni, e quelli attratti  sessualmente da amputati, si parlavano fittamente in chat-rooms sul web – uno di questi salotti virtuali aveva 1400 iscritti – dove si scambiavano fantasie e consigli su come  farsi mutilare di un arto.  C’è anche una ricca produzione di pornografia per amputati, essendo   tale attrazione fortemente  sessuale.
Porno specializzato
Inserendosi in uno di questi siti, Elliott ha potuto fare domande ai partecipanti.  “Il mio piede  destro non era parte di me, l’ho capito da quando avevo 8 anni”, gli ha comunicato uno. “Non mi sono mai  sentita veramente completa con le gambe”,  gli ha detto una quarantenne. In generale, tutti spiegavano che con le due gambe “non mi sento  me stesso”, e che cercavano l’amputazione “perché voglio vedermi come sono dentro, essere me stesso  come sento di  essere”. Insomma la stessa motivazione dei trans: “Mi  sento imprigionata/o nel corpo sbagliato”. E soffrono veramente. E risultano tetragoni a qualunque trattamento psichico. E solo una volta  “tagliati”  trovavano serenità.

Presto il “diritto a farsi amputare”?

Si chiama “acrotomofilia”
Che fare?, si chiede il bio-eticista Elliott.  Ormai  i trans  hanno conquistato il “diritto”  al trattamento ormonale e alle asportazioni del pene, legalmente e gratis presso il servizio sanitario nazionale; quando questi esigeranno il “diritto” a farsi asportare i piedi e le  gambe, “mi interrogo sullo status etico della chirurgia come soluzione. L’amputazione deve essere considerata un atto di chirurgia estetica? O un trattamento psichiatrico  invasivo?…”
Inquietante sapere che il primo psichiatra a descrivere questa volontà di essere amputato, o di essere attratti eroticamente da amputati, è  stato   – nel lontano  1977  – John Money. Un nome famigerato: docente alla prestigiosa John Hopkins, John Money (1921-2006), che aveva aperto una clinica”per l’Identità di Gender”  dal ’65 praticando le prime chirurgie  plastiche e iniezioni di ormoni per transessuali. E il “dottore” che nel ’67 ricevette  i genitori di David Reimer, un neonato che aveva subito una amputazione accidentale del pene, e li convinse che un’operazione plastica, una cura di estrogeni e una adeguata educazione di tipo femminile l’avrebbe trasformato in una bambina. A meno di due anni d’età, al piccolo David furono asportati i testicoli, chiusi i dotti seminali e trasformato lo scroto, con un intervento plastico, in una “rudimentale vagina esterna”. In realtà David trasformato in Brenda  “andò incontro ad una devastante crisi d’identità”. Si sentiva un maschio, si comportava da maschio, e per questo subiva le derisioni di compagni e compagne. A 14 anni manifestò idee suicidarie; i genitori allora gli confessarono la verità su quello che avevano fatto al suo corpo. Allora “Brenda” decise di tornare “David”, si sottopose a terribili interventi, mastectomia doppia, dosi di testosterone; riuscì persino a sposarsi, nel 1990.  Ma finì per suicidarsi a 38  anni. Grazie alle idee “innovative”  sul gender di Money.
Da qui  a  constatare che Money ha, se non inventato, promosso e  amplificato “il nuovo modo di  essere matti” , l’amputo-filia, il passo è breve. Dice Elliott: “Gli psichiatri, cominciando a diagnosticare psichiatricamente un fenomeno, lo reificano nei manuali,  sviluppano strumenti per misurarlo e valutarne la gravità; dirigono i pazienti verso gruppi di sostegno, ne scrivono  su riviste – con ciò, possono unirsi a forze culturali più vaste per contribuire alla propagazione di una turba mentale”. Ciò è esattamente quel che è avvenuto con il cambiamento di sesso: da quando è entrato nel discorso pubblico come moneta corrente, “un numero sempre maggiore di persone ha cominciato a interpretar la sua esperienza in termini di “turba della identità di genere” – in qualche misura, sono divenute  le persone descritte da questi  termini”,  fino al giorno in cui tutto sarà rimpiazzato dal nuovo modo di essere matti più culturalmente  alla moda.
Sul perché c’è gente, peraltro normalissima ed integrata, che cerca di farsi amputare una gamba (o  tagliare il pene) Elliott dice di non saper rispondere, se  non che nell’uomo la sessualità è  malleabile e può comprendere ogni aberrazione. Ma coglie più nel segno quando spiega che questi sono tutti  “disturbi del sé”, di gente insoddisfatta della propria  immagine corporale come non  coincidente con  il loro autentico Io.
“Non dobbiamo stupirci, perché il linguaggio dell’identità e dell’essere se stesso ci circonda dovunque”. Siamo invitati fin da bambini a “esprimere noi stessi”, ad essere “liberi da condizionamenti e tabù”   per far emergere “il nostro io autentico e spontaneo”; “l’invito all’autentica identità è iscritto nella letteratura, nella cultura popolare,  nella pubblicità, nella nostra filosofia politica individualista, nella  sensibilità terapeutica. E’ così che parliamo tutti oggi, così che pensiamo: essere noi stessi, far fiorire il nostro Io vero. E’ questo il modo con cui ci vendono le auto e le scarpe. Parliamo continuamente di  “scoperta di sé”, di auto-realizzazione, di  auto-espressione, di auto-conoscenza, di non tradire noi stessi, di essere  egocentrici. Non è poi una grande scoperta apprendere che il vocabolario del “sé”  sembra il modo naturale con cui descriviamo i nostri desideri, le nostre ossessioni  –  e le nostre psico-patologie”.
Il che suggerisce come uscire da questi modi di essere matti. Le pedagogie di una volta, erano l’opposto e contrario: non invitavano i bambini  ad “esprimere se stessi”, ma  tutti a dimenticare se stessi in un compito, in un lavoro,  come padre e madre di famiglia, come artigiano, come operaio o medico –  in un’arte, in una vocazione.   Michelangelo e Leonardo non hanno “espresso se stessi”; ma hanno dipinto e scolpito i soggetti che gli chiedevano i committenti, papi o re di Francia. Eppure nelle loro opere,  rilucono le loro “personalità”,  i loro “io inconfondibili”.  Quando gli artisti hanno voluto solo “esprimere se stessi”, la propria preziosa personalità, ecco Picasso, Lucio Fontana e gli sgorbi dei graffitari. A forza di volersi auto-realizzare, si finisce per sentirsi trans, o farsi amputar le gambe. Perché “il proprio Io” è un pozzo senza fondo.  Pieno di modi sempre nuovi per diventare pazzi.
L’articolo IL GENDER, E I “MODI NUOVI DI DIVENTARE MATTI” è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.
https://www.rischiocalcolato.it/2018/03/il-gender-e-i-modi-nuovi-di-diventare-matti.html