Chi legge i titoli dei giornali, sopratutto on line, non dico che è una persona che si informa leggendo solo l'inizio dell'articolo, lungi da me pensare una cosa del genere, ma se ipotizziamo il caso di chi sta preparando il tavolo e il pranzo o la cena, e sente leggere in tv i titoli dei principali quotidiani, ecco che può sorridere, se sente qualcosa preso da Libero o dalla Verità o dal Manifesto o anche dal Foglio, mentre se ,come c'era una volta, dovesse invece trovarsi ad ascoltare una lettura più approfondita, potrebbe sentire titoli che allarmano. Attenzione perché non intendere che non ci sia nulla da temere, ma anzi potrebbe darsi che qualcuno vede meglio di noi che, troppo spesso ci culliamo nell'idea che tanto non fanno niente e che certe cose non le possono fare sennò ...: ed è qui che voglio arrivare, perché chi tira troppo la fune rischia di spezzarla. Il punto è semplice: la burocrazia è rimasta, insieme alla magistratura, in mano alla sinistra e al PD. C'è poco da girarci intorno: ora il rischio è che si applichino disposizioni e leggi, così come sono state redatte, scritte. E mi dispiace per chi è ancora convinto che le cose si guardino caso per caso: anzi si farà in modo di non dover essere accusati proprio di questo. Dura lex sed lex: per questa volta, per qualche tempo, faranno così, sperando di ritornare al governo quanto prima, ma sempre riorganizzandosi. Però, c'è un
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martedì 10 luglio 2018
domenica 20 gennaio 2013
La catastrofe del digitale nelle attività scolastiche
Fra mito dei «nativi digitali» e pressioni delle lobby dell’information technology
Ciò di cui siamo testimoni, ci piaccia o no, è il fatto che un’intera civiltà sta franando, un’intera tradizione storica, culturale e pedagogica è prossima a smarrirsi e a perdersi. In tale scenario, che si può definire come apocalittico in senso etimologico, la digitalizzazione dell’insegnamento è la falsa soluzione a un problema reale, ma mal posto: quello del calo esponenziale delle competenze culturali di base dei nostri studenti. Non solo l’informatizzazione dei processi didattici non risolverà i problemi della scuola, ma li aggraverà, rendendoli al contempo irriconoscibili e coprendoli con una cortina di fumosità ideologiche e pseudo-pedagogiche sempre più fitta. Ci proponiamo in questo breve saggio due scopi: analizzare le radici politiche della svolta verso la «scuola digitale»; mostrare, in secondo luogo, la vacuità, l’insensatezza e la dannosità della digitalizzazione della scuola e dei libri di testo in particolare.
Ciò di cui siamo testimoni, ci piaccia o no, è il fatto che un’intera civiltà sta franando, un’intera tradizione storica, culturale e pedagogica è prossima a smarrirsi e a perdersi. In tale scenario, che si può definire come apocalittico in senso etimologico, la digitalizzazione dell’insegnamento è la falsa soluzione a un problema reale, ma mal posto: quello del calo esponenziale delle competenze culturali di base dei nostri studenti. Non solo l’informatizzazione dei processi didattici non risolverà i problemi della scuola, ma li aggraverà, rendendoli al contempo irriconoscibili e coprendoli con una cortina di fumosità ideologiche e pseudo-pedagogiche sempre più fitta. Ci proponiamo in questo breve saggio due scopi: analizzare le radici politiche della svolta verso la «scuola digitale»; mostrare, in secondo luogo, la vacuità, l’insensatezza e la dannosità della digitalizzazione della scuola e dei libri di testo in particolare.
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