Fra mito dei «nativi digitali» e pressioni delle lobby dell’information technology
Ciò
di cui siamo testimoni, ci piaccia o no, è il fatto che un’intera
civiltà sta franando, un’intera tradizione storica, culturale e
pedagogica è prossima a smarrirsi e a perdersi. In tale scenario, che si
può definire come apocalittico in senso etimologico, la digitalizzazione
dell’insegnamento è la falsa soluzione a un problema reale, ma mal
posto: quello del calo esponenziale delle competenze culturali di base
dei nostri studenti. Non solo l’informatizzazione dei processi didattici
non risolverà i problemi della scuola, ma li aggraverà, rendendoli al
contempo irriconoscibili e coprendoli con una cortina di fumosità
ideologiche e pseudo-pedagogiche sempre più fitta. Ci proponiamo in
questo breve saggio due scopi: analizzare le radici politiche della
svolta verso la «scuola digitale»; mostrare, in secondo luogo, la
vacuità, l’insensatezza e la dannosità della digitalizzazione della scuola e dei libri di testo in particolare.