Chi ci legge da un po’ di tempo, sa che in vari
articoli abbiamo denunciato, sotto svariati aspetti, il vero e proprio
baratro in cui sta finendo l’umanità una volta avviatasi, con totale
incoscienza unita ad un certo compiacimento, lungo il vicolo cieco della
“modernità”. Tutto ha un preciso inizio: nella pretesa dell’ego,
dell’“io” illusorio, di ergersi a “principio”. Una volta compiuto questo
fondamentale “peccato”, che per quanto ci riguarda coincide con
l’“errore” e non con qualcosa di moralistico (sebbene la morale abbia
una sua indubbia relativa importanza), tutto il resto ne discende come
un’inesorabile conseguenza. Questo passaggio – questa rottura dell’unità
“principiale” - può essere individuato sia a livello “di civiltà”, ma
anche a livello individuale, perché se da un lato l’umanità, nel suo
complesso, non è sempre stata “la stessa” avendo invece espresso “forme”
qualitativamente superiori a quelle odierne (checché ne pensino i
faciloni d’oggigiorno in cerca di