Se da una parte sicuramente ben poco delle reali situazioni ed intenzioni è reso noto al grande pubblico, anche a quello usualmente bene informato, da altra parte capire cosa stia accadendo richiederebbe uno sforzo mentale davvero severo, che riesce a ben poche persone. Però tentare ne varrebbe la pena.
In primo luogo, il rapporto che intercorre tra due valute è determinato da una congerie di concause, alcune delle quali possono funzionare da trigger: è un complesso sistema multivariato, e per di più non lineare. La mente umana tende, si direbbe in via naturale, a cercare di semplificare i termini del problema, enucleando alcune regolette. Per esempio, che una valuta debole faciliti le esportazioni. Orbene, questa è una verità parziale, molto parziale: facilita le esportazioni che non abbiano contratti predeterminati di lungo termine, e solo per un breve lasso di tempo: poi iniziano i dolori di doversi rifornire di materie prime a costi aumentati. Il caso cinese è paramount: se è vero che un renminbi sottovalutato faciliti le esportazione sarebbe altrettanto vero che pesa come un macigno nell’import di energetici, dei quali la Cina è quasi priva. Si dovrebbe sempre diffidare dalle mezze verità.