Giuseppe Sandro Mela.
2018-04-12.
Il Consiglio Europeo della Ricerca ha finanziato con 653 milioni di euro 269 ricercatori di provata esperienza, conferendo loro grant per circa due milioni e mezzo l'uno.
Tranne i pochissimi ricercatori italiani, nessuno dei vincitori ha scelto l'Italia come paese ove poter sviluppare le proprie ricerche, pur portandosi dietro fondi di tutto rispetto.
Questo fatto dovrebbe dare da pensare.
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European Research Council invests in research and innovation[Scitech Europa]
«€653m of EU funding will go to 269 senior researchers across Europe, giving them a chance at developing their research and innovation ideas and produce results that will have a major impact on science, society and the economy.
The funding announced today (6 April) will benefit 269 researchers in the research and innovation sector. The grants of up to €2.5m per project are selected by the European Research Council (ERC) and financed through Horizon 2020, the EU Research and Innovation programme.
The research of these new grantees covers all fields of research. For example: one grantee in France is to explore the use of underwater communication cables in earthquake warning systems, while another in London, UK, will examine the causes and consequences of electoral hostility, and a scientist in Ljubljana, Slovenia, will build molecular machines based on proteins.»
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L'Italia ne esce con le ossa rotte.
«Siamo quinti tra le nazionalità preceduti da britannici (50 grant), tedeschi (40 grant), francesi (29) e spagnoli (21): sono infatti 16 in tutto i ricercatori italiani che hanno vinto una borsa e 11 hanno deciso di restare in Italia mentre gli altri 5 (come è normale che accada nella ricerca) hanno scelto laboratori di altri Paesi.»
Solo 16 italiani hanno vinto un grant, ossia il 5.95% (100* 16 / 269),
contro il 18.59% del Regno Unito ed i 40 (14.87%) della Germania.
Ma la cosa peggiore di tutte è che
«nessuno degli oltre 250 ricercatori stranieri “premiati” con un grant ha scelto un laboratorio, università o centro di ricerca del nostro Paese per spendere i suoi ricchi fondi».
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I motivi di questa débâcle sono noti da tempo, ma nessuno dei governi precedenti ha mai fatto qualcosa perché sarebbe andato contro i propri interessi di vilissima bottega.
Università ed enti di ricerca italiani sono la negazione vivente del principio meritocratico: ciò che conta è, almeno fino ad oggi lo era, la tessera di partito o l'affiliazione ad una loggia potente.
Un esempio?
prof. Mario Monti. L’unico economista con una sola citazione scientifica in tutta sua vita.
L'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (in acronimo ANVUR) è un ente pubblico della Repubblica Italiana, vigilato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR).
Questo ente è la quintessenza della burocrazia al servizio del potere: giudica il livello scientifico di ricercatori ed enti.
«L’Anvur è uno di quei carrozzoni che sfuggono alla immaginazione dei semplici. Come se non bastasse la Thomson Reuters, Isi, punto di riferimento mondiale cui fan capo tutte le università di tutto il mondo, l’Anvur stila le graduatorie dei ricercatori e degli istituti di ricerca nazionali. La capacità scientifica ed il successo internazionale non solo non sono nemmeno un optional, ma sono anche situazioni noiose da conculcare con forza.
Ciò che conta è essere nel cuore del partito democratico. ....
Lo scorso anno un ricercatore italiano da tempo residente all’estero, ove in breve è diventato rettore di uno dei più famosi atenei mondiali, ha fatto umile richiesta all’Anvur di essere valutato se fosse stato considerato degno di poter poi partecipare al concorso di idoneità, propedeutico al poter fare un concorso per l’entry level universitario. Un po’ come se Mattarella avesse chiesto di essere valutato se fosse idoneo a fare l’usciere a Montecitorio.
Bocciato, ed anche malo modo.» [Fonte]