Con un sms, un amico mi annuncia che tarderà al
nostro appuntamento: «Sono trattenuto in ditta, ci stanno proponendo un
taglio degli stipendi». Avviene dovunque. A Milano, tremila fra medici,
infermieri ed ausiliari del centro ospedaliero San Raffaele, hanno
accettato tagli salariali del 9-10%: in assemblea sindacale, con voto
che la stampa definisce «plebiscitario». Con ciò, hanno scongiurato,
temporaneamente, i licenziamenti di 240 di loro.
Accade dovunque, accade in silenzio, ed accadrà sempre più spesso:
sotto la stretta della crisi che devasta la domanda, del credito
bloccato, di una moneta strangolatrice della competitività, delle
insolvenze e delle tassazioni distruttive, i lavoratori del privato – i
veri produttori della ricchezza nazionale – stanno accettando tagli alle
paghe, e non solo. Un conoscente mi dice che sull’auto aziendale
(viaggia molto per lavoro) da qualche mese si paga lui il carburante e i
tagliandi, come gli ha chiesto l’azienda. Un altro, che in ditta hanno
accettato prolungamenti d’orario senza pagamento degli straordinari.