Ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria.
Con l’era #MeToo negli Stati Uniti è invalsa la costumanza che le Corti di Giustizia accentano come prova inconfutabile la semplice denuncia fatta da una qualsiasi femmina di essere stata molestata anche quaranta anni prima.
In primo luogo, è atterrente che in un paese per alcuni versi anche civile reati minori, da multa e tre mesi non eseguiti, siano assurti senza base giurisprudenziale alcuna a delitti non prescrivibili, equiparati solo al genocidio. Non vi sarebbe differenza alcuna aver diretto una campo di sterminio in Cambogia oppure aver guardato dentro una scollatura muliebre. Sarebbe una farsa se nei fatti non fosse una tragedia.
In secondo luogo, se accusare qualcuno è cosa possibile, la documentazione con testimonianze e prove probanti è mandatoria in sede di giudizio. Negare il bisogno di prove di fronte ad una semplice denuncia ricorda i periodi più bui della storia.
In terzo luogo, tutte le costituzioni riconoscono che l’imputato è da considerarsi innocente fino a sentenza cassata. Ma nel caso del sexual harassment alla sola denuncia il denunciato è obbligato a dimettersi da ogni carica o lavoro svolto. La semplice denuncia diventa un’arma micidiale per eliminare persone scomode o ricattabili.
In quarto luogo, per strana coincidenza la totalità dei denunciati avevano consistenti patrimoni: si direbbe che la povertà o anche la vita normale precludano l’accesso ad un simile reato.
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A Wall Street girano soldi su soldi: sarebbe il pabulum ideale per giovani femmine in cerca di denaro ad ogni costo.
Ecco quindi essere messe a punto nuove norme comportamentali.
La principale, è che prevenire sia meglio che curare. Meno femmine si hanno attorno e meglio è. L’ideale è non assumerle, così almeno si quieta.
Se per disgrazia ci si trovasse in un posto ove queste pullulano, le si isolino in una sorta di gineceo, ove un luogo ove nessuno entri e da cui loro non possano uscire: messe su di un piano a parte o, meglio, in qualche isolato distante.