3. Dainabell scrive:
18 novembre 2013 at 09:45
A Giovanni!
Non aver paura della morte, è un processo molto naturale, come il giorno che diventa notte
e la notte che diventa giorno, è molto dolce e per nulla traumatica. …è come risvegliarsi da
un sogno, ti accorgi che stavi sognando in un mondo dove tutti stanno sognando, e che ora
sei tornato a casa, alla vera realtà…e vivi le cose in modo completamente diverso, la tua
mente ora può comprendere tutto.
Ti invio questa esperienza, non è mia ma è molto simile all’esperienza di premorte che ho
vissuto a 28 anni causa incidente stradale; ora non ho tempo per scrivere, appena mi sarà
possibile te la racconterò.
Un abbraccio forte!
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venerdì 10 gennaio 2014
giovedì 26 dicembre 2013
Disagio
In questo mondo capita ,assai spesso, di sentirsi a disagio: guardando le vetrine con orologi da 2mila o da 13mila euro, oppure perché si percepisce come qualcosa di inutile ciò che si fa ogni giorno.
Certamente il disagio aumenta se ciò che si fa quotidianamente è anche dannoso: penso a chi svolge un lavoro ,che so, in banca e deve dire di no a un prestito, piuttosto che all'ufficiale giudiziario che deve pignorare i beni di un moroso.
Ecco che il disagio aumenta o diventa più tangibile, quando si capisce che il tempo passa e che si va incontro, magari fra 43 anni 6 mesi tre giorni 2 ore e 15 minuti, alla morte: certo che allora ,potresti dire, non te ne importa più niente, che saranno affari loro se si scannano come bestie.
Il punto è che oggi, come pure dieci anni fa, su questa valle di lacrime ci sei tu , io e milioni di altre persone: il punto è che ,evidentemente, per alcuni le cose vanno bene così, per altri so che addirittura vanno meglio ,mentre altri soffrono le pene dell'inferno.
E non è solo una questione che non hanno i soldi per comprarsi le Hogan o pagare le rate dell'auto, è che risulta difficile capire che cosa ci stanno a fare qui, su questa terra.
A parte mangiare e fare sesso, giocare o andare al mare, esaurite alcune incombenze come quelle alimentari e sessuali, che cosa resta?
Anche chi si isola, da buon anacoreta, riesce davvero a capire il senso della vita?
Poi possiamo parlare anche del senso della morte: ma ora è più importante capire perché una persona si trova qui, e se ha o meno da svolgere qualche compito particolare.
Non ho visto tante persone fare come ,si dice, fece san Francesco, ovvero abbandonare tutto per fare altro: ho visto gente derubata dallo stato, dalle banche, dai creditori, persone ridotte in miseria, e io sono una di queste.
Che cosa avrei potuto fare, sennò? Intanto continuando a lavorare avrei creato altri posti di lavoro, oltre a conservare il mio. Se avessi potuto iniziare il mio progetto, che è del 1995 (giusto per la cronaca), di certo la differenziazione nello smaltimento e riciclo degli arredi, insieme ad altre attività ad esso collegate, sarebbe credo ancora in piedi.
Ma le cose sono andate diversamente, nessuno ci ha creduto, le aree pip, industriali e artigianali, dove avevo presentato domanda sono ancora ferme: nessuno si è mai fatto vivo.
Ma anche in questo caso può essere lo scopo di una vita quello di ripulire ,ridare vita, recuperare qualcosa da oggetti e manufatti che stanno andando nelle discariche?
Certamente il disagio aumenta se ciò che si fa quotidianamente è anche dannoso: penso a chi svolge un lavoro ,che so, in banca e deve dire di no a un prestito, piuttosto che all'ufficiale giudiziario che deve pignorare i beni di un moroso.
Ecco che il disagio aumenta o diventa più tangibile, quando si capisce che il tempo passa e che si va incontro, magari fra 43 anni 6 mesi tre giorni 2 ore e 15 minuti, alla morte: certo che allora ,potresti dire, non te ne importa più niente, che saranno affari loro se si scannano come bestie.
Il punto è che oggi, come pure dieci anni fa, su questa valle di lacrime ci sei tu , io e milioni di altre persone: il punto è che ,evidentemente, per alcuni le cose vanno bene così, per altri so che addirittura vanno meglio ,mentre altri soffrono le pene dell'inferno.
E non è solo una questione che non hanno i soldi per comprarsi le Hogan o pagare le rate dell'auto, è che risulta difficile capire che cosa ci stanno a fare qui, su questa terra.
A parte mangiare e fare sesso, giocare o andare al mare, esaurite alcune incombenze come quelle alimentari e sessuali, che cosa resta?
Anche chi si isola, da buon anacoreta, riesce davvero a capire il senso della vita?
Poi possiamo parlare anche del senso della morte: ma ora è più importante capire perché una persona si trova qui, e se ha o meno da svolgere qualche compito particolare.
Non ho visto tante persone fare come ,si dice, fece san Francesco, ovvero abbandonare tutto per fare altro: ho visto gente derubata dallo stato, dalle banche, dai creditori, persone ridotte in miseria, e io sono una di queste.
Che cosa avrei potuto fare, sennò? Intanto continuando a lavorare avrei creato altri posti di lavoro, oltre a conservare il mio. Se avessi potuto iniziare il mio progetto, che è del 1995 (giusto per la cronaca), di certo la differenziazione nello smaltimento e riciclo degli arredi, insieme ad altre attività ad esso collegate, sarebbe credo ancora in piedi.
Ma le cose sono andate diversamente, nessuno ci ha creduto, le aree pip, industriali e artigianali, dove avevo presentato domanda sono ancora ferme: nessuno si è mai fatto vivo.
Ma anche in questo caso può essere lo scopo di una vita quello di ripulire ,ridare vita, recuperare qualcosa da oggetti e manufatti che stanno andando nelle discariche?
sabato 30 marzo 2013
Studio dell'Ocse: metà degli italiani è analfabeta
Una ricerca rivela che nel nostro Paese circa il 50% non riesce a capire appieno quello che legge.
Montare il sellino di una bici? Meglio da soli che seguendo le istruzioni. E il bugiardino di un farmaco? Solo il 5 % degli italiani comprende quanto c'è scritto veramente.
Si tratta di un nuovo tipo di analfabetismo che avanza e che, a differenza di quello classico di chi non sapeva né leggere né scrivere, si è fatto più subdolo: è quello di chi sa leggere, ma non comprende.
Scientificamente si chiama analfabetismo funzionale e designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.
lunedì 10 dicembre 2012
Non capire
O peggio, capire male. O ancora peggio, essere convinti di non poter intervenire. Questo è ciò che i media riescono a fare ogni giorno attraverso i bei davanzali o panettoni delle conduttrici , o i pettorali e il look dei conduttori dei vari talk show. Tutto fatto per imbrogliare le carte, per far sì che mio padre e mia madre, over 80, non seguano il filo del discorso, cosa assai difficile anche per chi , proprio perchè attento, capisce solo frasi a metà: in queste trasmissioni, oso dire in tutte, non c'è una frase che abbia un senso compiuto.Perchè? Prima di tutto perchè si viene interrotti, dato che c'è il solito stronzo o la solita cogliona che ti parla sopra: si sovrappone, cosa fatta ad arte, così chi ascolta non capisce. O meglio, l'effetto è far capire, a chi cerca di seguire, che "dato che viene interrotto, vuol dire che sta dicendo cose sbagliate", ed è giusto che ,come al ladro gli viene amputata la mano o nel migliore dei casi viene gambizzato o preso a legnate, così chi dice cose che secondo noi, o secondo il giudice, sono cose errate, venga messo a tacere. E' questo un modo di ragionare pericoloso, perchè porta,ad esempio a leggi che vietano ,non solo il dissenso, ma puniscono con la galera chi ad esempio, vuole rivedere fatti ,anche noti, della storia: nel caso specifico shoah, nazismo fascismo o anche conoscere meglio la storia recente di nazioni come Iran, Iraq o Venezuela Russia e Israele. Uno potrebbe farmi osservare che
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