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mercoledì 14 febbraio 2018

Miti e Leggende sull'Immortalità - 2 - La Ricerca

Miti e Leggende sull'Immortalità - 2 - La Ricerca

immortalità
Anticorpi.info
continua dalla Prima Parte

Nella prima parte dell'articolo ci siamo occupati dei miti che non vedono di buon occhio l'idea che un giorno l'umanità conquisti la 'vita eterna.' Una visione pessimistica che tuttavia nel corso della storia umana è stata ampiamente bilanciata da un'agguerrita scuola di pensiero molto meno preoccupata delle implicazioni che potrebbero scaturire da una simile conquista. Come a dire che sia inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Una scuola di pensiero alimentata dai desideri e le paure che in ogni epoca hanno ispirato le ricerche di molti uomini, e dato vita a miti e leggende.

Quello dell'immortalità è un meme talmente radicato nell'immaginario umano da avere costituito il nucleo centrale di uno dei primi poemi della Storia nota: l'Epopea di Gilgamesh.

Il Fallimento di Gilgamesh.
L'Epopea di Gilgamesh è un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla, che risalirebbe a circa 4500 anni fa (tra il 2600 e il 2500 aC). Per apprezzare l'antichità di quest'opera, pensate che il Libro della Genesidell'Antico Testamento risale al 1850-1650 aC; i Veda indiani al 1500 aC; i poemi omerici al 700 aC.

La vicenda è incentrata sull'epica ricerca della vita eterna da parte di Gilgamesh, re di Uruk, nipote di Enmerkar e figlio di Lugalbanda. Colpevole di avere rifiutato le avances della dea Ishtar, Gilgamesh insieme al compagno d'armi Enkidu sconfigge il temibile Toro Celeste incaricato di vendicare l'onta subita dalla dea. L'uccisione del semi-divino Toro Celeste fa infuriare gli altri dei, i quali per punizione uccidono Enkidu. Atterrito dalla perdita del compagno d'armi e dall'idea che la morte ghermisca anche lui, Gilgamesh intraprende un lungo viaggio alla ricerca di Utanapištim, unico sopravvissuto al Diluvio Universale, per carpirgli il segreto dell'immortalità che aveva ricevuto in dono dagli dei.

Dopo varie traversie e disavventure Gilgamesh trova finalmente il vecchio Utanapištim, il quale lo informa che l'immortalità sia irraggiungibile in assenza del volere degli dei. Utanapištim è invecchiato poiché insieme all'immortalità gli dei non gli avevano donato l'eterna giovinezza. Confida però a Gilgamesh di essere alla ricerca di una 'pianta magica spinosa' capace di riportare alla giovinezza chiunque se ne alimenti.

Così Gilgamesh si rimette in viaggio alla ricerca della pianta, rintracciandola infine nel profondo degli abissi. Tuttavia il destino non gli è favorevole; durante il ritorno a casa un serpente gli sottrae la pianta magica, ottenendo per se il dono di mutare pelle. L'epilogo della storia ci descrive un Gilgamesh disperato ed ormai consapevole dell'inevitabile mortalità umana.

gilgamesh e il serpente

Un Cibo Molto Speciale.
L'epilogo di questa saga evidenzia un elemento che accomuna molti miti che narrano di vita eterna: quello gastronomico. Esaminando i racconti di varie mitologie e religioni salta subito all'occhio il nesso esistente tra l'immortalità - o estrema longevità - ed un qualche speciale alimento accessibile solo agli dei. Il sottinteso è che se i mortali si nutrissero di quello stesso alimento si trasformerebbero essi stessi in divinità immortali.

Concetto suscettibile di una duplice interpretazione: esoterica e letterale. Poiché il nostro articolo ha per tema l'immortalità fisica, ci concentreremo sull'interpretazione letterale.

Ambrosia e Nettare degli Dei.
Probabilmente il più noto alimento divino descritto nei miti antichi è l'Ambrosia, talvolta assimilata, altre volte differenziata, dal Nettare degli Dei. Gli antichi greci erano convinti che le divinità dell'Olimpo traessero l'immortalità da un alimento/bevanda ricavato dalle corna di Amalthea, la capretta madre adottiva di Zeus, e consegnato loro a domicilio da stormi di colombe. I miti narrano che l'ambrosia avesse un profumo inebriante con qualità afrodisiache e magicamente cosmetiche per le donne. Secondo Esiodo era usata dagli dei anche in qualità di 'antidepressivo' (Esiodo, p.44). Inoltre era credenza diffusa che potesse rimarginare ferite mortali, curare malattie, guarire i moribondi e rendere immortali i comuni mortali.
"Il concetto di bevanda dell'immortalità è attestato in almeno due aree indoeuropee: greco e sanscrito. Il greco ἀμβροσία (ambrosia) è semanticamente legato al sanscrito अमृत (amṛta) in quanto entrambe le parole denotano una bevanda oppure un cibo che gli dei usano per raggiungere l'immortalità. Le due parole sembrano derivare dalla stessa forma indoeuropea * ṇ-mṛ-tós: 'non morente.' Un'etimologia semanticamente simile esiste per la parola 'nettare' (nek, cioè 'morte' e tar, cioè 'superamento')."
Fonte
Il mito narra che ad alcuni mortali e semidei - ad esempio Ercole - fu concesso il privilegio di nutrirsi di ambrosia. Vi fu anche chi tentò di appropriarsene con l'inganno, pagandone le conseguenze; secondo il poeta Pindaro, il personaggio mitologico Tantalo offrì ai propri ospiti l'ambrosia degli Immortali, sottratta agli dei con un furto analogo a quello del 'fuoco' commesso dal titano Prometeo. Per punizione Tantalo fu intrappolato in un pozzo d'acqua e condannato ad osservare il cibo degli dei da vicino, senza mai poterlo far proprio.

tantalo

Secondo le opere dei poeti Omero, Esiodo, Saffo, Alcmane e Anassandride, ambrosia e nettare erano due alimenti distinti e separati. Wilhelm H. Roscher - filologo classico tedesco - era convinto che i termini 'nettare' ed 'ambrosia' identificassero due particolari qualità di miele entrate nel mito per via delle loro potenti qualità purificanti e curative (antisettiche). Il poeta ellenico Ibycus definì l'ambrosia come 'nove volte più dolce del miele.' Non sappiamo se Ibycus si riferisse ad una particolare qualità di miele o ad altro alimento ignoto; di sicuro sappiamo che non amasse le cifre tonde.

Amrita, Soma ed Haoma.
Complice l'etimologia apparentemente comune dei due nomi, l'ambrosia è stata collegata all'amrita, l'acqua della vita della mitologia induista (amṛta), sostanza bramata sia dai demoni che dagli dei. Una figura che riecheggia fortemente anche nei miti zoroastriani e vedici, ove spiccano i riferimenti ad una bevanda speciale consumata dagli dei, definita Soma nei primi ed Haoma nei secondi. La leggenda riporta che questa speciale bevanda fosse distillata dai gambi di alcune piante non meglio identificate (talune fonti parlano di un fungo). Dal momento che ingredienti e tecniche di preparazione della bevanda furono dimenticate dagli uomini, ancora oggi alcuni rituali induisti includono preghiere di perdono agli dei per espiare questa colpa.

Il mito narra che bere Soma ed Haoma garantisse l'immortalità. Nel Rgveda (una delle quattro suddivisioni canoniche dei Veda) si narra che Indra ed Agni - somme divinità Deva - raggiunsero lo stato di divinità dopo aver bevuto grandi quantità di Soma.
"Abbiamo bevuto Soma e siamo diventati immortali; abbiamo raggiunto la luce, gli Dei hanno scoperto."
Rgveda 8.48.3
Scienziati, storici e sciamani hanno lungamente speculato sulla natura della pianta di Amrita. A causa delle esperienze spirituali associate al consumo di Soma, alcuni hanno ipotizzato che si trattasse di una sostanza con proprietà enteogene, in grado cioè di provocare stati alterati di coscienza. In particolare si ipotizza che l'ingrediente fosse l'Amanita Muscaria, fungo allucinogeno utilizzato dagli sciamani siberiani e tirato in ballo nel 1970 dal filologo 'contro-culturale' John M. Allegro, che nel testo The Sacred Mushroom and the Cross arrivò ad affermare che in realtà Gesù Cristo non fosse stato un uomo ma il nome in codice di questo fungo.

allegro amrita muscaria

L'etnobotanico Terence McKenna si è detto convinto che l'Amrita corrisponda alla Psilocybe Cubensis, altro fungo allucinogeno che cresce nello sterco di vacca. Nella letteratura vedica le mucche sono spesso indicate come 'incarnazione del Soma.' Secondo McKenna l'elevazione delle mucche allo stato sacro nella cultura induista sarebbe derivato proprio dalla loro 'produzione' di Psilocybe Cubensis.

L'alterazione della coscienza mediante sostanze allucinogene (attività molto incauta, che sconsigliamo vivamente) potrebbe consentire al consumatore di constatare la propria immortalità spirituale, oppure potrebbe ingannare i sensi e la coscienza, inducendo il consumatore a crearsi un'immagine falsa e sviante del mondo dello spirito. In entrambe i casi si tratta di eventualità che sconfinano nel regno dell'immaterialità, dunque estranee all'argomento di questo articolo.

L'Albero della Vita.
Anche l'Antico Testamento contiene un chiaro riferimento ad un alimento capace di rendere immortale colui il quale se ne cibi:
"Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male."
Genesi 2: 9
Secondo quanto riportato nel Libro della Genesi, il Creatore fece crescere nel Giardino dell'Eden due alberi molto speciali: l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male (del cui frutto Dio proibì di nutrirsi), e l'Albero della Vita, che collocò al centro del Giardino. Molti teologi concordano nell'attribuire all'Albero della Vita il potere di infondere immortalità ed incorruttibilità (comunione con Dio) a colui il quale avesse mangiato i suoi frutti. Versione che tuttavia - come si accennava nella prima parte - non combacia con la diffusa convinzione catechistica secondo cui prima della cacciata dall'Eden l'uomo vivesse una condizione di immortalità fisica.

L'Epilogo della vicenda è risaputo. Adamo ed Eva furono indotti a trasgredire al dettato divino, cibandosi proprio dall'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, e quel peccato costò loro l'espulsione dal Giardino dell'Eden.
"E l'Eterno DIO disse: «Ecco, l'uomo è divenuto come uno di noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora bisogna impedirgli di stendere la sua mano per prendere anche dall'albero della vita perché mangiandone, viva per sempre».
Perciò l'Eterno DIO mandò via l'uomo dal giardino dell'Eden affinché lavorasse la terra da cui era stato tratto."
Genesi 3:22-23 (enfasi aggiunta)
Il Giardino delle Esperidi ed i Frutti della Vita Eterna.
Restando in tema di alberi leggendari, con riferimento all'antica Grecia, merita una citazione la Teogonia di Esiodo in cui si narra che in un non meglio precisato punto ad Occidente sorgesse una vasta e rigogliosa oasi denominata Giardino delle Esperidi, nella quale vegetava l'albero di melo d'oro, dono di nozze della Madre Terra ad Hera.

Il melo d'oro produceva frutti dalle proprietà magiche, capaci di rendere immortale chiunque se ne fosse cibato. Tale preziosa risorsa attirava naturalmente le attenzioni di avventurieri ed esploratori, per cui Hera aveva deciso di affidarne la protezione alle ninfe vespertine (ninfe della sera) ed a Ladone, drago dalle cento teste perennemente all'erta ed attorcigliato al tronco dell’albero.
"Il giardino delle Esperidi fu anche teatro dell’undicesima fatica di Ercole, o Eracle. In questo caso le fonti si sbizzarriscono nel fornire i più disparati racconti del mito. Dopo aver compiuto le prime dieci imprese, la leggenda vuole che il re Euristeo decise di affidarsi all'eroe per impossessarsi delle mele preziose. Dopo lungo girovagare a vuoto, fu una ninfa a consigliargli di rivolgersi al multiforme dio del mare Nereo che, ammirando il coraggio del giovane, gli confidò di recarsi da Atlante, padre delle Esperidi, l’unico in grado di staccare dall'albero i pomi dorati. Giunto all'estremo Occidente, Ercole dovette sostituire temporaneamente il titano nel sorreggere la volta celeste; ma una volta recuperate le mele, Atlante non avrebbe più voluto sottomettersi al pesante giogo tanto che si offrì di farsi egli stesso tramite per Euristeo. Eracle a quel punto si affidò all'astuzia, disse che se avesse dovuto reggere il cielo per sempre avrebbe dovuto sistemarsi meglio il carico sulle spalle e chiese ad Atlante di reggergli il fardello per un momento: il titano cadde nel tranello, lasciò il bottino incustodito, e il giovane eroe poté portare a compimento la propria missione, scappando con le mele dorate. (...) In alcune versioni del mito, infatti, si può leggere che Eracle uccise il drago dalle cento teste scoccando una freccia al di sopra delle mura del giardino. La morte del guardiano provocò la disperazione delle Esperidi che gli Argonauti videro trasformarsi in alberi a causa del dolore per la perdita. Un dolore che neppure Hera riuscì ad attenuare trasformando il guardiano nella costellazione del serpente.
Incerto è anche il destino delle tre mele rubate: una versione riporta che fu lo stesso re Euristeo a restituirle; altri autori raccontano che i pomi tornarono tra le mani di Eracle, il quale le consegnò ad Afrodite che, a sua volta, le restituì ad Hera poiché un dono così prezioso non poteva essere goduto da chiunque. Infine, c’è anche chi narra che proprio da quei tre frutti nacquero l’arte, la musica e il teatro."
Fonte
Il melo d'oro dei miti greci denota sorprendenti similitudini con l'albero della vita eterna della mitologia cinese. Una leggenda taoista narra infatti di un magico albero di pesche protetto da un dragone ed abitato da una fenice, il quale produce un solo frutto ogni trecento anni (secondo altre fonti: tremila anni); una pesca magica capace di rendere immortale chiunque fosse riuscito a mangiarla.
pomo d'oro
Nella mitologia nordica sono presenti importanti riferimenti ad un frutto dell'immortalità. I cosiddetti 'pomi d'oro' erano l'alimento principale delle divinità norrene. Tutti gli dei avevano bisogno delle mele d'oro per restare immortali e mantenere inalterata la loro potenza e giovinezza. Idun - dea della primavera - era la custode di questo magico frutteto. Un giorno Idun fu tratta in inganno da Loki, e 'sequestrata' - con tutte le sue mele - dal gigante Thiassi. Da quel momento gli dei cominciarono ad invecchiare ed il loro potere andò progressivamente indebolendosi. Con le forze residue gli dei costrinsero Loki a riscattare Idun e le sue mele. Loki si trasformò in falco, portò a compimento la propria missione, e gli dei riconquistarono potere e giovinezza.

Dalla Teoria alla Pratica. La Ricerca Alchemica e l'Elisir di Lunga Vita.
Anche il tema dell'alchimia è doppiamente interpretabile. Abbiamo l'interpretazione simbolica, esoterica, che non attiene agli argomenti trattati in questo post. Ed abbiamo la chiave di lettura pseudo-scientifica (o proto-scientifica), che è quella che ci interessa. Il principale obiettivo dell'alchimia pseudo-scientifica era scoprire la leggendaria sostanza capace di trasmutare i metalli di base in oro puro. Tale sostanza è sempre stata strettamente associata al cosiddetto Elisir di Lunga Vita.

L'idea di ingerire metalli per ottenere la longevità è presente nelle tradizioni alchemiche dalla Cina al Medio Oriente fino all'Europa. La logica degli antichi suggeriva che l'organismo assorbisse gli attributi di qualsiasi elemento ingerisse. Dal momento che i metalli sono apparentemente indistruttibili si tendeva a credere che chiunque fosse riuscito a nutrirsi di metallo sarebbe diventato indistruttibile come il metallo, dunque immortale. L'unico ostacolo da superare era quello della digeribilità.

Ecco in tal senso salire alla ribalta il Mercurio, un metallo che presentandosi in forma liquida a temperatura ambiente appariva decisamente più digeribile dei metalli solidi. Il che lo rese oggetto di grande interesse da parte dei perspicaci (ma non abbastanza) antichi alchimisti. Purtroppo il mercurio è anche altamente tossico, e non furono pochi gli sperimentatori che ci lasciarono le penne. Mercurio è anche uno dei nomi attribuiti al leggendario filosofo Ermete Trismegisto, presunto autore del Corpus ermetico, in cui si fa riferimento all'oro liquido ed alle cosiddette gocce bianche, sostanze in grado di conferire l'immortalità, la cui descrizione ricorda molto il Mercurio. Riferimenti a questo argomento possono essere rinvenuti anche nei miti egizi, nel Corano (Sura 18; il Khidr) ed in uno dei testi di Nag Hammadi.

La storia dell'alchimia è piena di riferimenti a studiosi che trascorsero la vita nel tentativo di produrre un oro 'potabile' contraddistinto cioè dalle proprietà liquide del mercurio. Quasi sempre gli studi vertevano sulla fusione dell'oro con il mercurio.

Incredibilmente, un'ulteriore sostanza spesso associata all'elisir di lunga vita fu l'arsenico, soprattutto nell'alchimia cinese. Lo storiografo britannico Joseph Needham compilò una lunga lista contenente i nomi degli imperatori cinesi morti per avvelenamento da elisir di lunga vita. Altri minerali che venivano usati nella produzione di pozioni di longevità erano la giada, il cinabro e l'ematite.

La Pietra Filosofale.
Qualsiasi alchimista medievale si dedicò alla ricerca della formula della cosiddetta Pietra Filosofale. Tali sforzi furono chiamati collettivamente Magnum Opus, o Great Work, o Grande Opera. Come si diceva, le scienze alchemiche ed i loro reali obiettivi sono suscettibili di molteplici interpretazioni e chiavi di lettura. Discorso più che mai valido in tema di Pietra Filosofale e Grande Opera. Tali espressioni spesso esprimono concetti simbolici, che possono andare dall'elevazione della condizione individuale, al presunto perfezionamento della società umana, alla creazione di un sistema valutario capace di trasformare dei semplici pezzi di carta in un bene prezioso. Non è escluso che tutte queste interpretazioni siano simultaneamente valide. Tuttavia ormai sarà chiaro che in questa sede intendiamo occuparci solo di nozioni che attengano il mito dell'immortalità fisica, quindi del potere di rendere immortali attribuito alla Pietra Filosofale.

Il concetto di Pietra Filosofale nacque dalle teorie greche classiche circa il rapporto che collegherebbe i quattro elementi fondanti della realtà materiale. Secondo il Timeo di Platone, Terra, Aria, Fuoco ed Acqua scaturirono ​​dalla cosiddetta 'prima materia', la fonte di tutto, ovverosia il caos. Gli alchimisti erano convinti che la chiave della Pietra Filosofale fosse proprio la prima materia, e si industriarono per replicarla attraverso la commistione di ingredienti che rappresentassero i quattro elementi. Oggi la 'prima materia' è stata ribattezzata con il nome di Bosone di Higgs, e continua ad essere ricercata dagli alchimisti del terzo millennio con l'ausilio di strumenti ipertecnologici.

Alcuni resoconti narrano di individui che sarebbero riusciti a creare la Pietra Filosofale o Elisir di Lunga Vita. Si dice che Albertus Magnus - ricco signore del XIII secolo - poco prima di dipartire abbia donato la propria pietra filosofale a Tommaso d'Aquino. Nei suoi scritti Magnus affermò di aver assistito alla trasmutazione del piombo in oro.

Nel XVIII secolo si diffusero alcune dicerie sul misterioso Conte de St.Germaine. Si diceva che fosse in possesso dell'elisir e che in realtà avesse centinaia di anni.

Un'altra figura storica che si ritiene abbia creato la Pietra Filosofale fu Nicholas Flamel. Flamel fu un libraio francese vissuto dal 1330 al 1418. Dopo quasi duecento anni dalla sua morte, si diffusero alcuni testi di cui gli fu attribuita la paternità. Secondo tali manoscritti Flamel fu istruito sui segreti dell'alchimia da alcuni studiosi ebraici, nel corso del proprio viaggio in terra spagnola. I testi sostenevano che Flamel fosse in possesso dell'elisir di lunga vita e dei segreti della trasmutazione, e che fosse ancora vivo a distanza di due secoli dalla presunta morte.

Nel 2016 - all'interno di un documento del XVII secolo acquistato dalla United States Chemical Heritage Foundation - è stata rinvenuta una ricetta per la Pietra Filosofale attribuita al pugno di Isaac Newton. Il documento, originariamente scritto da Eirenaeus Philalethes (noto alchimista contemporaneo di Newton), parla del 'mercurio filosofico', che in realtà sarebbe un altro nome per definire l'elisir di lunga vita. La ricetta richiederebbe la distillazione del minerale e la purificazione di altri metalli per creare una sostanza che possa trasformare il metallo base in oro.

Il Santo Graal.
Secondo la mitologia medievale, il Sacro Graal, o Santo Graal, è la coppa con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena e nella quale Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue ed il sudore di Cristo dopo la crocifissione.
"Il mito del calice o piatto di Gesù Cristo affonda le sue radici in epoche remote antecedenti al medioevo. La fonte di questa credenza è Jacopo da Varagine, il quale nel 1260 circa, racconta nella Legenda Aurea che durante la prima Crociata (del 1099), i Genovesi trovarono il calice usato nell'Ultima Cena."
Fonte
Santo Graal

La leggenda attribuisce al Santo Graal il potere di guarire il corpo, illuminare la mente e rendere immortale chiunque si abbeveri da esso. Mentre Il Codice De Vinci interpreta il mito del Santo Graal in chiave simbolica, molti lettori ricorderanno che il film Indiana Jones e l'Ultima Crociata rappresentasse la leggenda in modo letterale, essendo incentrato (come I Predatori dell'Arca Perduta) sul reale, ossessivo interesse denotato dalle gerarchie naziste nei confronti di molte reliquie leggendarie, tra cui il Santo Graal.

I resoconti storiografici narrano che il principale artefice della ricerca del Santo Graal da parte delle elite naziste fu Otto Rahn, storiografo medievalista convinto che la reliquia fosse stata custodita dai Catari prima della loro distruzione durante la crociata albigese. Secondo Rahn i Catari discendevano dai Visigoti spagnoli e seguivano una religione che professava il rifiuto del giudaismo. Rahn riteneva inoltre che l'epopea del Parsifal del XIII secolo celasse la chiave per ritrovare la reliquia del Graal, a sua detta passata nelle mani di tre cavalieri cattolici il giorno della distruzione della roccaforte catara di Montsegur.

Dopo aver trascorso l'estate del 1931 esplorando con il proprio staff le cattedrali catare sotterranee di Montsegur, Rahn scrisse un libro sulla ricerca del Graal intitolato Crociata Contro il Graal, che gli fece guadagnare molta fama, oltre che l'attenzione del gerarca nazista Himmler, capo delle SS. Himmler invitò Rahn ad unirsi alla propria divisione, offrendogli pieno sostegno economico per le sue ricerche ed incoraggiandolo a documentarne i progressi in un nuovo libro. Sebbene supportata dai fondi e la forza lavoro offerti dalle SS, la missione di Rahn finì per arenarsi. Himmler - già contrariato per quell'insuccesso - scoprì che Rahn fosse segretamente omosessuale ed avesse origini ebraiche, ed accecato dall'odio ideologico lo condannò a morte. La versione ufficiale narra che - piuttosto che subire l'omicidio - in una notte di marzo del 1939 Otto Rahn raggiunse una delle località che più amava, sulle montagne innevate del Tirolo, si sdraiò nel gelo e si abbandonò alla morte. Fu ritrovato privo di vita e congelato, il giorno successivo.

La Fonte dell'Eterna Giovinezza.
Uno dei primi riferimenti ad una fonte della giovinezza risale alla Grecia del V secolo aC, quando Erodoto (storiografo di guerra ellenico a cui per la verità non viene attribuito molto credito) riferì che nella regione dei Macrobians (leggendaria tribù etiope) sorgesse dalla terra una fonte la cui acqua allungava eccezionalmente la vita di coloro che se ne abbeverassero. Le più moderne traduzioni suggeriscono, tuttavia, che Erodoto volesse semplicemente sottolineare la forza e longevità dei Macrobions, associandole ad un qualche speciale nutrimento o qualsiasi altro elemento connaturato alla regione di appartenenza.

Alcune fonti asseriscono che nel III secolo dC Alessandro Magno avrebbe viaggiato alla ricerca di una fonte della giovinezza.

Testimonianze riportate dagli esploratori medievali spagnoli e portoghesi raccontano di mitiche sorgenti dell'eterna giovinezza situate nel cuore dell'Amazzonia e dell'Etiopia del Prete Gianni. Il Prete Gianni (in latino: Presbyter Iohannes) è un personaggio leggendario molto popolare in epoca medievale, tanto che - secondo i poemi del ciclo bretone - il Santo Graal sarebbe stato trasportato proprio nel suo regno.

Quando l'esplorazione globale europea decollò - nel XV secolo - l'interesse per una simile mitica fonte della giovinezza sembrò rinvigorirsi. Il Nuovo Mondo delle Americhe tra le altre cose veniva considerato come un luogo dove potenzialmente sarebbe potuta trovarsi la leggendaria fonte, dal momento che nel Vecchio Mondo non ce n'era traccia. I Caraibi, in particolare, erano considerati un candidato privilegiato, poiché molti isolani parlavano di una terra perduta di ricchezza e prosperità nota come Bimini (attualmente identificata con il distretto più occidentale delle Bahamas) all'interno della quale si citava l'esistenza di una fonte della giovinezza.

fonte della giovinezza

Lo storiografo spagnolo Lopez de Gomara descrisse nei propri resoconti un fiume magico, una cascata o una sorgente capace di invertire l'invecchiamento, ubicata nelle terre a nord di Cuba ed Haiti. Pietro Martire d'Anghiera, geografo italiano vissuto in Spagna, ne scrisse nel 1513:
"Tra le isole sul lato nord di Hispaniola (...) vi è una sorgente di acqua corrente dotata di meravigliose virtù per coloro i quali se ne abbeverino, forse in abbinamento a qualche dieta, essa rende i vecchi nuovamente giovani."
Un ulteriore nome indissolubilmente legato alla ricerca della Fonte dell'Eterna Giovinezza è quello dell'esploratore e conquistatore spagnolo Juan Ponce de León, primo governatore di Porto Rico e delle terre che successivamente sarebbero diventate l'attuale Florida. Si racconta che durante le sue esplorazioni in Florida, mentre cercava l'oro e colonizzava in nome della Spagna, si imbatté nella terra perduta di Bimini e nella Fonte della Giovinezza.

Esistono abbondanti documenti e testimonianze circa l'ossessione covata da Juan Ponce de León nei confronti della mitica fonte. Una delle testimonianze più attendibili sono gli scritti di Antonio de Herrera y Tordesillas, capo storico delle Indie nel 1596. In uno dei suoi libri Herrera scrisse della ricerca di Ponce de León:
"Juan Ponce (...) era in possesso di un resoconto circa la ricchezza di quest'isola (Bimini) e l'esistenza di quella singolare Fontana di cui parlavano gli indiani, capace di trasformare i vecchi in giovani."
L'incertezza circa la reale esistenza di una simile fonte miracolosa, e della sua ricerca da parte dell'esploratore spagnolo, non ha impedito alla leggenda di sopravvivere. Numerose storie popolari affermano che de León ebbe successo nella sua missione, e che ancora oggi sia in mezzo a noi, vivo e vegeto, intento a godersi una perpetua giovinezza.

Juan Ponce de León

I Custodi della Fonte.
L'ultima leggenda degna di nota sorta intorno alla mitica Fonte, è quella che coinvolse l'eccentrico ricercatore ed occultista americano Charlie Carlson, il quale nel 1989 dichiarò di avere intervistato un uomo che sosteneva di appartenere ad una società segreta custode della Fonte della Giovinezza. L'intervistato dichiarò di avere 93 anni, mentre Carlson lo descrisse come un personaggio sulla quarantina. Disse che la fonte fosse stata scoperta nel 1845 e che fosse dovere della confraternita assicurarsi che la sua ubicazione restasse segreta. L'anonimo informatore avrebbe fornito prove a sostegno delle proprie affermazioni sotto forma di documenti di censimento che sembravano evidenziare come molti membri appartenenti alla sua confraternita fossero estremamente anziani; alcuni raggiungevano i 122 anni d'età. Sebbene molti fossero morti di malattie o in incidenti come l'annegamento - contro cui a detta dell'uomo le acque magiche nulla potevano - nessuno dei 'custodi' era morto di vecchiaia.

Esiste realmente una cabala segreta di 'immortali' che esercita il proprio potere indirizzando le sorti del mondo? Taluni indizi sparsi qua e là tra le trame della storia parrebbero quasi confermare una simile versione. Ma naturalmente si tratta di un concetto degno del più sgangherato complottismo. Forse.

Il Mito nel Nuovo Millennio.
Ci avviciniamo alla fine del viaggio, augurandoci che sia stato di vostro gradimento. Dunque eccoci giunti ai nostri giorni; tempi di paradossi normalizzati e tecno-mistificazioni, ma anche di rivelazioni e nuove visioni che si svelano di fronte agli occhi di chi sa vedere. Oggi il mito dell'immortalità risplende più che mai nel firmamento delle ambizioni post-moderne, alimentato dai nuovi media, dai vecchi media e dai media decrepiti. Rappresentato nelle fiction. Disquisito nelle università. Coltivato all'interno di laboratori segreti e strutture di ricerca pubbliche. Mentre - secondo talune fonti - i Padroni del Mondo usufruirebbero già da tempo di tecniche e sostanze capaci di prolungarne sensibilmente la longevità, le sottostanti classi ultra-dirigenziali non sono mai state tanto convinte di poter mettere le mani su qualcosa di analogo entro un paio di decenni.

Oggi la materialità sembra aver permeato l'umanità fino al midollo. Questa trasformazione antropologica ha contribuito al compimento di una delle più vaste rivoluzioni culturali della storia umana. Il mondo intero scricchiola sotto il peso dei mostri ideologici concepiti per spianare la strada ai piani osceni di chi tira i fili del Mondo. In Occidente lo svuotamento dei luoghi di culto è corrisposto alla proliferazione di una nuova fede denominata Scienza; l'ingegno umano che mentre ridisegna il mondo rendendolo un posto invivibile, si prodiga per viverci il più a lungo possibile.
"L’aspettativa di vita media aumenta di quasi tre mesi all'anno. In maniera esponenziale, ha spiegato David Orban, docente della Singularity University, in un talk a Pi Campus. Significa che ogni aumento è un aumento dell’aumento, non del valore a oggi. Ray Kurzweil, uno dei più accreditati futurologi al mondo, oltre che scienziato e inventore, sostiene che nel giro di sette anni la scienza possa arrivare a portare questa aspettativa di vita a crescere di un anno all'anno. Ray aveva già previsto dieci anni fa che per il 2017 saremmo stati in grado di portare la crescita dell’aspettativa di vita a 3-4 mesi all'anno, e dati alla mano ci siamo quasi. Dal 2022 dovremmo essere in grado di garantirci un anno di vita media in più per ogni anno di ricerca. Nel 2099, ha previsto Ray, il concetto stesso di 'aspettativa di vita' sarà divenuto irrilevante per gli esseri umani e le macchine grazie all'immortalità medica e ai computer avanzati."
Fonte
La Vera Fonte della Giovinezza?
Tra le piste più promettenti battute dalle attuali avanguardie scientifiche vi è l'epigenetica, disciplina che studia la riprogrammazione cellulare, e che in pochi anni di effettivo sviluppo ha già ottenuto risultati piuttosto incoraggianti.
"Un gruppo di ricercatori dell'Istituto Salk per gli Studi Biologici a La Jolla, in California, è riuscito a invertire il processo di invecchiamento in alcuni topi anziani e ad allungare di circa un terzo la loro vita, tramite riprogrammazione cellulare. Il risultato, illustrato sulla rivista Cell, rappresenta la prima prova che l'invecchiamentonon è una strada a senso unico ma che, anzi, è reversibile."
Fonte
Un giorno questi studi potrebbero realmente condurci a quel ringiovanimento fisico lungamente inseguito dai cercatori della Fonte della Giovinezza. Oltre ad essere la strada più percorribile in concreto, l'inversione del processo di invecchiamento - esistente in natura - sembra essere lo strumento di estensione della vita gravato da minori controindicazioni, per lo meno se paragonato agli studi transumanistici, finora inconcludenti e forse un po' troppo suggestionati dalla letteratura di fantascienza.

La Visione di Itskov: l'Iniziativa 2045.
A proposito di Transumanesimo, Dmitry Itskov è un imprenditore russo diventato miliardario grazie alla New Media Stars, società di media web-based. Malgrado abbia solo 37 anni è già ossessionato dall'idea di dover lasciare questo mondo, così ha deciso di compilare una sorta di tabella di marcia secondo la quale entro e non oltre il 2045 esisterà - si suppone solo per i più abbienti, come avviene della serie tv Altered Carbon - la concreta possibilità di diventare delle intelligenze artificiali immortali. Si tratta dell'obiettivo che qualsiasi ideologo e scienziato transumanista si propone di coronare, unitamente ad un 'mondo alveare' post-socialista.

Secondo la tabella di Itskov - denominata Progetto Avatar (sic!) - entro il 2020 sarà possibile produrre degli organismi privi di sistema nervoso centrale, e pronti per essere 'occupati' (non si sa bene in che modo) da un sistema nervoso centrale 'usato.' Secondo il giovane miliardario i primi risultati saranno visibili entro i prossimi tre anni. Entro il 2035 - secondo Itskov - sarà possibile creare una copia di backup del proprio cervello e scaricarla su un supporto tecnologico, così da dire addio una volta per tutte all'impaccio di una controparte biodegradabile. Questa mente digitalizzata comunicherà con il mondo delle persone in carne ed ossa semplicemente mediante ologrammi.

time iniziativa 2045

Al fine di supportare i progressi del Progetto Avatar, Itskov ha fondato un'associazione no profit denominata Iniziativa 2045. L'obiettivo principale di Iniziativa 2045, secondo la 'mission' indicata sul sito ufficiale, è quello di:
"(...) creare tecnologie che consentano il trasferimento della personalità di un individuo ad un supporto non biologico più avanzato così da poter estendere la durata della vita anche fino all'immortalità. (...)"
Roba da poco, insomma.

Dubbi sul Transumanesimo.
Il programma stilato da Itskov non è che una goccia nel vasto oceano culturale transumanista. Del Transumanesimo abbiamo già dibattuto in molti vecchi post. Si tratta di una visione affascinante e perturbante, la quale tuttavia tende a trascurare una serie di dettagli a nostro avviso non secondari.

Innanzitutto, l'evidente incompatibilità tra realtà materiale ed immortalità, aspetto di cui si è parlato nella prima parte. In qualsiasi modo la si metta, avremo sempre e comunque a che fare con l'estensione della longevità, e non con una vera e propria vita eterna. Con l'allungarsi delle distanze le cose all'orizzonte smetteranno di essere visibili, ma continueranno ad esserci; il giorno della fine giungerà ugualmente, sebbene forse dopo aver vissuto un po' di vita supplementare lo si potrebbe accettare con maggiore serenità e consapevolezza.

In secondo luogo abbiamo il paradosso della percezione del tempo. La percezione del tempo non è uguale per tutti. Lo stesso lasso di tempo nella percezione di un bambino trascorre molto più lentamente di quanto faccia nella percezione di un adulto. E' molto improbabile che l'effimera - insetto che vive meno di due ore - percepisca il tempo allo stesso modo di una tartaruga. Diversi studi sono concordi nell'affermare che la percezione del tempo vari in funzione della longevità. Ciò vuol dire che - paradossalmente - un uomo che si trovi a vivere 800 anni potrebbe finire per percepire il flusso del tempo in misura 10 volte più rapida rispetto ad un uomo che viva 80 anni, con ritorno al punto di partenza: identico senso di precarietà e stesso desiderio di ulteriore procrastinazione. E poi ancora, e ancora ...

In terzo luogo abbiamo il problema della Coscienza. Se nel caso di un ringiovanimento epigenetico o di un trapianto di cervello (quest'ultimo difficilmente realizzabile) in linea teorica sarebbe possibile conservare la Coscienza, le possibilità che un insieme di dati estrapolati da una mente, rielaborati informaticamente ed installati su un qualsiasi altro supporto mantengano quel tipo di connessione, suonano praticamente nulle.

E' credibile che un mucchio di righe di codice informatico, seppur organizzate mediante un qualche tipo di efficientissimo algoritmo, possano produrre sofferenza, gioia, paura, immaginazione, desiderio, curiosità, orgoglio, individualità, ambizione, amore? In caso affermativo, sarebbero sentimenti reali, oppure prodotti seriali strutturati in funzione delle convinzioni dei programmatori dell'algoritmo? Che fine farebbero il pensiero astratto, la creatività artistica, il senso dell'umorismo ed il libero arbitrio? Questi aggregati di informazioni sarebbero consapevoli della loro immortalità, ed in caso affermativo, una simile consapevolezza che genere di mutazioni comporterebbe? Potremmo ancora parlare di umanità? Se - come auspicato dal Transumanesimo - ci trasformassimo in entità del tutto nuove lasciandoci definitivamente alle spalle il nostro essere umani, su che basi si reggerebbe la nostra nuova esistenza? Su che genere di ambizioni, sentimenti, motivazioni?

Ecco riemergere il tema dell'apatia, ed intuirsi la pericolosità di ciò che nella realtà potrebbe rivelarsi come la maledizione celata dietro un'apparente benedizione; la concretizzazione di molti dei miti esaminati in questo articolo. La prospettiva di perdere tutto; di tornare indietro con la convinzione di stare andando avanti. Cosa accadrebbe se venisse meno la Coscienza? Nella peggiore delle ipotesi verrebbe meno il senso stesso dell'esistenza, e finiremmo per diventare degli animali inferiori o - peggio - degli oggetti inanimati.

Conclusione.
Si tratta dell'ennesimo paradosso che caratterizza il mistero dell'Anomalia Umana. Se ci trasformassimo in righe di codice informatico perderemmo la nostra umanità, ed a quel punto non solo non ci interesserebbe più la prospettiva di essere immortali, ma non ci interesserebbe più alcunché, in generale.

L'altra faccia della medaglia è che se quanto appena ipotizzato ha del vero, allora forse ciò che conta realmente non sono i nostri cervelli né i nostri corpi fisici, bensì quell'elemento immateriale che da aggregati di atomi, database cerebrali, animali intelligenti (ma non troppo), ci trasforma in esseri umani. Il prolungamento della vita potrebbe accrescere le possibilità di avvertirne la presenza ed imparare ad agire secondo le sue regole. In fin dei conti, alla luce della sua contemporanea presenza ed assenza all'interno del mondo fisico, ha tutta l'aria di essere l'unica entità realmente immortale.

Torna alla Prima Parte

Un Ringraziamento.
Oggi vogliamo dedicare un pensiero affettuoso ai lettori che hanno supportato il nostro lavoro contribuendo alla diffusione degli articoli, integrandone il contenuto con commenti costruttivi, ed acquistando i beni pubblicizzati. Grazie di cuore, ed a risentirci.

Link alle Fonti
https://ultraculture.org/blog/2014/05/05/5-ancient-legends-secret-immortality/
https://it.wikipedia.org/wiki/Epopea_di_Gilgame%C5%A1
https://it.wikipedia.org/wiki/Ambrosia_(mitologia)
https://ultraculture.org/blog/2014/05/05/5-ancient-legends-secret-immortality/
https://listverse.com/2013/09/18/10-mythological-ways-to-become-immortal/
http://mysteriousuniverse.org/2014/11/the-quest-for-the-fountain-of-youth/
https://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_filosofale
https://en.wikipedia.org/wiki/Elixir_of_life
https://www.huffingtonpost.com/entry/elixirs-of-life-a-history_us_59496f6de4b07e2395ce1007
http://www.bl.uk/onlinegallery/features/mythical/grail.html
https://listverse.com/2015/07/18/10-bizarre-stories-of-nazi-archaeology/
http://www.gustosidro.it/il-frutteto-di-hera-storie-di-mele-e-dei-dellantica-grecia/#
https://vivereintenzionalmente.com/immortalita-biologica-fisica-e-dell-anima/
https://mytech.panorama.it/immortalita-robot-dmitry-itskov-2045/

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fonte http://www.anticorpi.info/2018/02/miti-e-leggende-sullimmortalita-2-la.html#

lunedì 12 febbraio 2018

Miti e Leggende sull'Immortalità - 1 - La Maledizione

11 febbraio 2018

Miti e Leggende sull'Immortalità - 1 - La Maledizione

immortalità maledizioneAnticorpi.info

Con il termine 'immortalità' si intende la capacità o possibilità di sopravvivere in eterno. Se si escludono le figure retoriche, ad esempio l'immortalità artistica e quella storica, esistono due accezioni del sostantivo: immortalità spirituale ed immortalità fisica. Chiunque avverta nella realtà in cui viviamo un misterioso elemento impercettibile ai sensi ed impossibile da collocare nel regno della materialità, tende a sperimentare una visione trascendente della vita, e sulla scorta di questa consapevolezza coltiva l'idea che l'intera macchina della creazione non potrebbe funzionare in assenza di un 'motore' spirituale. L'idea dell'immortalità spirituale scaturisce proprio dalla convinzione che per via della sua essenza immateriale lo spirito sia immune dalle leggi che governano il cosmo e la materia, quindi dalla morte.

Un'ampia parte dell'umanità tuttavia non condivide questa visione. Molti interpretano la realtà esclusivamente in termini di biologia e casualità; sono cioè convinti che qualsiasi cosa esistente in natura sia il prodotto di una serie di meccanismi naturali che si sarebbero auto-assemblati per puro caso.

A prescindere dalle convinzioni individuali, è innegabile che l'essere umano sia il solo aggregato di materia dotato di pensiero astratto, di creatività artistica, di senso dell'umorismo e di un libero arbitrio capace di elevarlo al di sopra dei propri istinti primordiali. Alcuni raggruppano queste ed altre facoltà sotto il nome di Coscienza, o Spirito. Questa esclusività denota tuttavia un rovescio della medaglia; l'uomo è anche l'unico essere vivente consapevole della propria finitezza. Il pensiero della morte - nostra ed altrui - ci addolora ed atterrisce. Perfino Gesù Cristo fu pervaso dall'angoscia nell'imminenza del proprio destino, presso l'orto degli ulivi. Coscienza, animalità e materia: elementi apparentemente inconciliabili, i quali tuttavia coesistono radicalmente in qualunque essere umano.

L'Anomalia Umana.
Concetto - quest'ultimo - che sollecita la nostra prima riflessione. Che la sia esamini attraverso la lente del pensiero scientifico oppure quella del misticismo, la commistione appena descritta denota un'anomalia che mal si combina con il contesto in cui ha luogo. Se dopo miliardi di anni di presunta evoluzione zoologica nessuna delle centinaia di migliaia di specie animali esistenti sulla Terra ha sviluppato una Coscienza ad eccezione di quella umana, ebbene questa è un'anomalia scientifica. D'altro canto, se il Creatore divino scelse di collocare l'umanità in una condizione di perpetua, consapevole, dolorosa finitezza, apparentemente dovrebbe trattarsi di un'anomalia teologica, in quanto sembra contraddire l'idea che il Creatore in quanto essere supremo e perfetto sia espressione di compassione e bontà infinite.

L'anomalia darwiniana è motivabile sia in termini di casualità che di causalità. La casualità - come già illustrato - vorrebbe che sull'unico pianeta biocompatibile attualmente noto, lo spontaneo processo evolutivo di innumerevoli specie animali avrebbe prodotto un'unica specie dotata di pensiero astratto. Si tratta di un'eventualità teoricamente possibile e comunemente accettata come una cosa ovvia, tuttavia appare quanto meno ambigua dal punto di vista probabilistico. La spiegazione causale invece ipotizza che gli esseri umani, data la loro essenziale unicità rispetto a qualsiasi altro essere vivente sulla Terra, in realtà non sarebbero originari di questo pianeta. In parole povere noialtri umani saremmo una specie 'aliena' collocata in un habitat improprio, di conseguenza avremmo causato un grave squilibrio all'interno di un ecosistema altrimenti armonioso e preciso come un meccanismo ad orologeria.

L'anomalia teologica è stata oggetto di numerose speculazioni. I testi sacri di due delle più diffuse religioni della storia, Zoroastrismo e Giudaismo, si riferiscono ad essa in termini di Peccato Originale e conseguente Caduta del genere umano. Secondo la loro versione dei fatti, nella notte dei tempi gli esseri umani si sarebbero macchiati di una gravissima trasgressione delle leggi divine, punita dal Creatore con una sorta di 'declassamento' della loro condizione esistenziale: da un primordiale status di innocenza edenica e consapevolezza della propria immortalità spirituale, all'attuale status di paura, dolore e precarietà. Talune interpretazioni sostengono che la condizione edenica includesse l'immortalità fisica, versione che tuttavia - come vedremo nella seconda parte - non combacia con il mito dell'Albero della Vita rappresentato nel Libro della Genesi.

Il misticismo cristiano tende ad affermare che la condizione riservata dal Creatore agli esseri umani non sia valutabile né comprensibile, dal momento che oltre ad essere Eterno, Immutabile, Incomparabile e Perfetto, Egli sarebbe anche imperscrutabile, ed opererebbe attraverso modi inaccessibili al pensiero umano. Tale motivazione è reputata dai razionalisti come una sorta di ridicola scappatoia dogmatica, ma in realtà - nella sua intelligente umiltà - potrebbe essere la più ragionevole.

La dottrina gnostica motiva l'anomalia umana attribuendo al Dio del cosmo il ruolo di demiurgo, divinità inferiore rispetto al Sommo, Perfetto ed Altero Creatore. Una divinità imperfetta, dunque incapace di plasmare una realtà perfetta, ed anzi artefice di un mondo mal concepito e governato da leggi brutali ed inique.

Immortalità e Longevità.
Sappiamo come nel corso dei millenni si siano susseguite dottrine esoteriche, filosofiche e religiose che hanno proposto il concetto secondo cui la mortalità del corpo non coincida - almeno non necessariamente - con quella dello Spirito. Alcune di esse si riferiscono alla sopravvivenza dello spirito come ad un qualcosa da conquistare individualmente, mediante le opere compiute nel corso dell'esistenza terrena; altre lo fanno in senso deterministico: solo chi è stato predestinato dal Creatore sopravvivrà in Spirito. Altre ancora non contemplano alcuna distinzione, asserendo che ogni singolo essere vivente sia in realtà uno spirito più o meno evoluto in rapporto alla propria anzianità ed alla qualità delle opere compiute durante le proprie reincarnazioni terrene.

Sappiamo inoltre che il fine ultimo delle avanguardie scientifiche e tecnologiche nel corso dei secoli sia stato quello di dimostrare che la mortalità del corpo fisico non debba necessariamente essere considerata come un evento inevitabile o permanente, ed in ultima analisi non debba necessariamente coincidere con quella della mente, dei ricordi, della personalità. Anche qui, abbiamo le scienze mediche e farmaceutiche che ufficialmente mirano a prolungare oltre ogni aspettativa la durata della vita umana. Abbiamo un sacco di gente che si è affidata a sistemi basati sulla conservazione dei cadaveri nell'attesa che il progresso scientifico produca soluzioni in grado di curare e resuscitare (criogenesi). Ed ultimamente abbiamo le biotecnologie, l'informatica, la genetica che si propongono di modificare la struttura biologica umana e fonderla con la tecnologia, così da prolungarne la longevità, possibilmente all'infinito.

Comparando i due approcci le differenze saltano immediatamente all'occhio. Mentre l'immortalità descritta dalle dottrine spirituali ha per oggetto una presunta entità immateriale, dunque non subordinata al regime della materia e del tempo, quella a cui fanno riferimento le discipline scientifiche interessa la corporeità, sia essa intesa sotto forma di potenziamento di un organismo biologico, ovvero di un supporto biotecnologico in grado di 'recepire' i 'dati' archiviati nel cervello di una persona defunta, così da farla 'rivivere' sotto nuove spoglie.

Questo ragionamento ha il merito di indirizzarci verso il primo caposaldo della discussione. La vera immortalità - intesa come vita realmente eterna - non potrà mai essere conseguita nel regno della materialità, e ciò a prescindere dai progressi raggiungibili da discipline quali le scienze e la tecnica. La fisica ci insegna che qualsiasi cosa esistente in natura sia ineluttabilmente destinata a deteriorarsi e morire. Dal più minuscolo insetto al più imponente corpo celeste, l'entropia non fa sconti: puoi essere molto longevo, sopravvivere centinaia, migliaia o milioni di anni, ma non puoi evitare che un giorno il tempo giunga a riscuotere il conto, trasformandoti in qualcos'altro. Apparentemente quella della biodegradazione ha tutta l'aria di essere una legge di natura, inalterabile e realmente democratica. Si può supporre - e magari augurarsi - che i progressi compiuti dalle discipline di cui sopra riescano un giorno a prolungare la longevità degli esseri umani, ma non è possibile ignorare che si tratterebbe comunque di un'esistenza destinata a scomporsi e concludersi, prima o poi.
"Stando agli studi del biologo ed evoluzionista Steven Austad, anche eliminate le cause di invecchiamento e malattia, l’uomo avrebbe comunque a che fare con un numero di possibilità di morte che ne ridurrebbero la vita media a 'soli' 5.775 anni."
Fonte
Nel caso in cui - per amor di discussione - volessimo accantonare le considerazioni di cui sopra ed ipotizzare il raggiungimento di una innaturale, magica immortalità fisica, dovremmo considerare che colui il quale ne usufruisse, alla lunga si troverebbe a vivere un destino degno dei più allucinanti romanzi di H. P. Lovecraft. Prima o poi la Terra e gli astri si estinguerebbero, e costui si ritroverebbe a fluttuare nello spazio profondo in completa solitudine, nella più fredda e completa oscurità. Destino che rispecchia l'epilogo di una famosa leggenda irlandese di cui parleremo più avanti.

Di conseguenza, possiamo affermare che quando nel corso della storia umana i miti e le scienze hanno parlato di immortalità fisica, lo hanno fatto sempre impropriamente. Il pensiero scientifico e la semplice osservazione della realtà ci dicono che la struttura della materia sia incompatibile al concetto di eternità. Ciò che l'umanità sta inseguendo grazie agli studi scientifici e tecnologici è l'allungamento della longevità; non la vita eterna.

Al contrario, il concetto di immortalità descritto da coloro i quali credono nell'esistenza di uno spirito ci sembra più appropriato quantomeno concettualmente, in quanto presuppone un'immortalità sovrannaturale, ottenuta al di fuori delle leggi della materia e del tempo.

Molti articoli pubblicati su questo blog hanno cercato di sbirciare oltre il velo della materialità; il tema dello Spirito/Coscienza è così ampio e complesso da apparire inesauribile. In questa sede però punteremo i riflettori sulla nostra componente materiale, animale, e sulla sua più che comprensibile paura dell'oblio. Era inevitabile che l'infausto destino riservato alla persona speciale che vediamo quotidianamente riflessa nello specchio animasse le gesta - e le fantasie - di tanti uomini, i quali hanno votato le loro esistenze alla ricerca di un elemento che fosse in grado di imbrigliare le leggi di natura, spezzare il ciclo del deterioramento e ritardare la morte fino ai confini del tempo.

Benedizione o Maledizione?
Tuttavia, prima di inoltrarci nei miti sorti intorno alla ricerca della vita (quasi) eterna, vogliamo sottolineare come esista una nutrita scuola di pensiero che si oppone al perseguimento dell'immortalità fisica, avendo sviluppato un'idea pessimistica circa le conseguenze che una simile conquista potrebbe produrre. Il filosofo Jean Baudrillard non usò perifrasi quando affermò che: "... ciecamente sogniamo di superare la morte attraverso l'immortalità anche se da sempre l'immortalità ha rappresentato la peggiore delle condanne, il destino più terrificante." Il giornalista Herb Caen più ironicamente considerò che: "l'unica cosa sbagliata dell'immortalità è che tende ad andare avanti all'infinito."

Se inquadrato in ottica antropologica e sociologica è innegabile che l'eventuale conseguimento di un'immortalità 'di specie' potrebbe produrre conseguenze nefaste per l'equilibrio della comunità umana.
"Con la limitazione delle nuove nascite, la nostra civiltà cesserebbe di rinnovarsi e di produrre nuove idee. I vivi farebbero di tutto per impedire ulteriori nascite; le loro idee ed i vecchi oligopoli si cristallizzerebbero. Questo, vedete, sarebbe una vera maledizione per l'intera l'umanità."
Fonte
Anche spostando il punto di vista dalla società al singolo individuo, ed elaborando il concetto fino alle sue estreme conseguenze, ci ritroviamo di fronte ad una serie di potenziali prospettive non molto allettanti.
"Immagina di dover assistere all'invecchiamento ed alla morte di tutti coloro che ami, mentre tu resti perennemente giovane. Come potrebbe una persona sperare di coltivare un qualsiasi attaccamento emotivo e personale verso un altro essere umano? A che punto smetterebbe di preoccuparsi? L'apatia sarebbe una cosa positiva o negativa?"
Fonte
Quello dell'apatia, con conseguente trasformazione o soppressione delle qualità connaturate alla nostra essenza umana e mortale, è un tema molto gettonato nelle discussioni filosofiche circa le implicazioni prodotte da un'ipotetica vita (quasi) eterna.
"Senza una scadenza esistenziale, smetteresti di fare. La percezione del tempo tende ad accelerare con l'invecchiamento. Chiunque con 10.000 anni di età vivrebbe il tempo in maniera estremamente più veloce rispetto al proprio prossimo, e ciò lo renderebbe del tutto separato dal resto del mondo. Il tempo per costui non significherebbe alcunché. La sua mente si indebolirebbe progressivamente fino a trasformarsi in una sorta di roccia, una cosa inerte, che resta immobile milioni e milioni di anni."
Fonte
Si tratta del primo dato sorprendente emerso durante questo approfondimento: le persone che temono e/o disprezzano la possibilità di prolungare indefinitamente la durata dell'esistenza fisica sembrano essere altrettanto numerose di quelle che invece farebbero di tutto per ottenerla. I detrattori sostengono che un simile destino alla lunga si rivelerebbe doloroso ed orribile ben oltre i limiti dell'umana immaginazione. Dunque è proprio da questa prospettiva che vogliamo iniziare il nostro percorso; dall'immortalità intesa come una maledizione.

L'Ebreo Errante.
Il mito più conosciuto che attribuisce all'estrema longevità una connotazione negativa è quello dell'Ebreo Errante. La leggenda cristiana narra che un uomo ebreo, reo di avere oltraggiato Gesù durante l'evento della Passione, sarebbe stato maledetto dal Messia con le seguenti parole: "attenderai fino al mio ritorno." La maledizione avrebbe reso quell'uomo immortale, condannandolo a vagare senza scopo né riposo sulla terra fino alla Seconda Venuta del Cristo.
"Le caratteristiche dell'errante variano a seconda delle differenti versioni del racconto leggendario: a volte si dice che fosse un antico ciabattino o mercante di Gerusalemme; a volte una guardia dei sommi sacerdoti oppure il custode del palazzo di Ponzio Pilato, o ancora un romano-giudeo. Per molti comunque incarnerebbe colui che, in ultima istanza, non avendo accolto, o comunque soccorso il Cristo sofferente, fu costretto a vagare per sempre."
Fonte
E' interessante notare come il mito dell'Ebreo Errante tenda a confondersi con la realtà storica. Il cronista medievale inglese Roger of Wendover riferì nel suo Flores Historiarum che un arcivescovo della Grande Armenia in visita in Inghilterra nel 1228, avesse affermato che in quel paese vivesse un uomo chiamato Cartaphilus - successivamente ribattezzato con il nome di Joseph - che sosteneva di essere stato il custode del palazzo di Ponzio Pilato e di avere schiaffeggiato Gesù mentre si dirigeva verso il Calvario, sollecitandolo ad accelerare il passo. Secondo l'uomo, Gesù gli aveva risposto: "Vado, ma tu attenderai fino al mio ritorno." E da quel momento Cartaphilus aveva smesso di invecchiare ed ammalarsi. Successivamente si era convertito al Cristianesimo ed aveva intrapreso sotto il nome di Joseph una vita irreprensibile nella speranza - infine - di essere salvato. Un'integrazione italiana della storia narra che il nome dell'Errante successivamente fosse stato ancora modificato in Giovanni Buttadeo.

ebreo errante

Il mito proseguì a confondersi con il resoconto storiografico grazie ad uno dei più famosi astronomi e astrologi italiani del XIII secolo, nonché "il più autorevole trattatista di astrologia del Medioevo italiano." Si chiamava Guido Bonatti, e riferì di un passaggio dell'Ebreo errante presso la città di Forlì, nel 1267.

Una Cronaca rimata del XIII secolo realizzata da Philippe Mousqkes, arcivescovo di Tournai, fece eco al racconto di Roger of Wendover confermando la presenza dell'Errante in Armenia, nel XIII secolo.

Nel XVI secolo l'Ebreo Errante ricomparve, citato in una lettera attribuita a Chrysostomo Dedalaeo Vestphalo, nella quale viene narrato come Paul af Eitzen, vescovo di Schleswig, in Danimarca, affermò che nel 1547 avesse incontrato l'Errante in una chiesa di Amburgo ed avesse intrattenuto con lui una lunga conversazione. In quell'occasione il nome dell'Errante era Ahasvero (o Assuero, nome persiano citato anche nel Libro di Ester della Bibbia).

Circa un secolo più tardi la leggenda fu codificata in un pamphlet di quattro pagine intitolato Kurtze Beschreibung und Erzählung von einem Juden mit Namen Ahasverus (Descrizione di Kurtze di un Ebreo di Nome Assuero), secondo alcuni stampato a Leida nel 1602 da un certo Christoff Crutzer. Tuttavia non esistono prove dell'esistenza di una tipografia presso Leida in quell'anno. Successivamente il libretto fu accusato di strumentalizzare la leggenda per propagandare sentimenti di antisemitismo. Infatti il mito fu accostato metaforicamente alla condizione delle genti ebraiche, iniziata con la presunta condanna divina che li disperse nel mondo come punizione per la crocifissione del Cristo.

Una variante della storia fu applicata anche a Longino, il soldato che trafisse il costato di Gesù mentre era appeso alla croce, e la cui lancia nel mito diventò una potente reliquia cristiana. Ancora un'altra versione dichiara che l'Errante fosse il servo Malco, al quale San Pietro mozzò un orecchio nel giardino del Getsemani (Giovanni 18:10), e che in seguito fu condannato a vagare fino alla Seconda Venuta.

Attualmente il mito dell'Ebreo Errante è più vivo che mai, dal momento che numerose opere artistiche e di fiction continuano a citarlo regolarmente. Se il racconto fosse vero, questo personaggio starebbe ancora vagando in mezzo a noi, nell'attesa del ritorno del Messia.

Miti Classici.
Torniamo indietro nel tempo fino alla Grecia classica, per dare un'occhiata a quelli che probabilmente furono i primi miti che attribuirono al concetto di immortalità un'accezione negativa.

Le storie di personaggi mitologici quali Ade, Sisifo e Prometeo testimoniano come in effetti molta mitologia greca sollevi la questione se l'immortalità sarebbe una cosa realmente positiva per gli esseri umani. Il destino, il caso, o anche il sadismo degli deisono in grado di tramutare in un istante la più desiderabile delle benedizioni nella più tragica delle maledizioni.

Il mito greco che meglio incarna questo concetto è quello di Eos e Titone. La leggenda narra che Titone - figlio di Laomedonte e fratello di Priamo - fosse un giovane talmente bello da fare innamorare l'Aurora - la bella ed eternamente giovane Eos - la quale lo rapì conducendolo in cielo, e lo scelse come sposo. La dea ottenne per lui da Giove il privilegio dell'immortalità, ma si scordò di richiedere anche l'eterna giovinezza; fu così che Eos, eternamente giovane, fu condannata a restare unita per sempre a Titone, eternamente vecchio.

Eos e Titone

Utnapishtim.

Il mito di Eos e Titone ricorda la storia di Utnapishtim, personaggio dell'Epopea di Gilgamesh, che ricevette dagli dei il dono dell'immortalità, ma non quello dell'eterna giovinezza. Torneremo sul Gilgamesh nella seconda parte dell'articolo.

La Sibilla Cumana.
Identiche similitudini riscontrabili anche nel mito della Sibilla di Cuma. Nell'antichità il titolo di Sibilla Cumana spettava alla somma sacerdotessa dell'oracolo di Apollo (divinità solare) ed Ecate (dea lunare pre-ellenica), oracolo situato in una località della Magna Grecia chiamata Cuma, nei pressi del Lago d'Averno, in una caverna conosciuta come Antro della Sibilla. L'importanza della Sibilla nel mondo romano era pari a quella del celebre oracolo di Delfi in Grecia.

Secondo il mito, la Sibilla di Cuma grazie ai suoi poteri attirò su di se l'attenzione di Apollo, il quale in cambio di una notte con lui le offrì la possibilità di esprimere un desiderio. La donna domandò in dono tanti anni di vita quanti granelli di sabbia fosse stata capace di stringere nelle proprie mani. La richiesta indispettì il dio del sole, il quale decise di esaudire in modo beffardo il desiderio, donandole la vita eterna ma non l'eterna giovinezza. Con il trascorrere del tempo la Sibilla invecchiò, perse sostanza fisica e si ridusse lentamente ad un piccolo e fragile corpo immortale, così minuscolo da poter vivere in un vaso. Il suo contenitore fu appeso ad un albero; la Sibilla non aveva bisogno di cibo o acqua, in quanto impossibilitata a morire di fame o di sete. Per cui fu lasciata in quel vaso a fare da bersaglio allo scherno dei bambini: "Sibilla, Sibilla, perché non ci dici che cosa desideri?" Al che lei replicava debolmente sempre con le stesse parole: "Vorrei tanto morire."

La Punizione di Ashwathama.
Il Mahabharata (traduzione dal sanscrito: Grande Epopea della Dinastia Bharata) è uno dei due grandi poemi epici sanscriti dell'antica India (l'altro è il Ramayana). Si tratta di un'importante fonte di informazioni circa lo sviluppo dell'Induismo tra il 400 aC e il 200 dC. Dagli induisti è considerato sia un testo sulla legge morale che una fedele documentazione storiografica. L'epopea narra della lotta per la conquista del potere tra la famiglia Kaurava e la famiglia Pandavas. Il poema è composto da quasi 100.000 distici, pari a circa sette volte la lunghezza dell'Iliade e dell'Odissea messe insieme. Sebbene sembri improbabile che sia stato scritto da una singola persona, la sua paternità è attribuita al saggio Vyasa, che nel testo stesso appare come personaggio secondario nelle vesti del nonno comune alle due famiglie in guerra.

Il Mahabharata è talmente lungo, ed ha una trama talmente intricata, da scoraggiare la maggior parte dei lettori occasionali. Tutto ciò perché si tratta di un'epopea stracolma di personaggi, ognuno dei quali è correlato all'altro in moltissimi modi diversi. Tra i personaggi secondari della saga vi è il potente guerriero Ashwatthama.

Ashwatthama era nato con una gemma incastonata nella fronte, una pietra magica da cui scaturivano tutte le sue straordinarie abilità militaresche. Era stato allevato ed istruito affinché diventasse un valoroso guerriero ed arciere. Durante la guerra del Mahabharata, Ashwatthama combatté nel campo del Kaurava al fianco del proprio padre. Successivamente, una serie di tragici equivoci in larga parte scaturiti dal suo cieco odio nei confronti della stirpe dei Pandavas, lo indusse ad usare la terribile arma chiamata Brahmastra per uccidere il figlio non ancora nato dell'ultimo discendente dei Pandavas. In tal modo pose fine all'antichissimo lignaggio dei Pandavas.

Ashwathama.

Infuriato a causa della perdita provocata da Ashwatthama, il Signore Krishna maledisse il guerriero, gli strappò la gemma dalla fronte e lo condannò a vagare sulla Terra all'infinito, gravato dal peso dei propri peccati (secondo talune versioni, perennemente ammalato di lebbra), senza mai poter ricevere alcun amore né compassione. La leggenda narra che da quel funesto giorno Ashwatthama vaghi sulla Terra in cerca di salvezza.

Come nel caso dell'Ebreo Errante, anche qui il mito tende a confondersi con la realtà. E' infatti noto come nei secoli successivi numerose persone abbiano affermato di aver incontrato Ashwatthama in carne ed ossa. Un medico residente nel Madhya Pradesh - stato federato dell'India centrale - testimoniò di avere avuto un paziente con una ferita incurabile sulla fronte. Nessun medicamento faceva effetto su quella ferita. Quando il medico iniziò a manifestare uno spiccato interesse accademico verso quella strana ferita incurabile, il paziente fuggì e sparì senza lasciare traccia.

Una tradizione locale afferma che vicino alla corporazione municipale di Burhanpur vi sia un villaggio contenente un maniero chiamato Asirgarh. Secondo la gente del posto, ogni mattina Ashwatthama in persona si recherebbe presso il maniero per depositare dei fiori alla base di una statua di Shiva. Altri resoconti - infine - affermano che Ashwatthama viva ancora oggi tra le tribù stanziate ai piedi dell'Himalaya.

Nuovamente un mito sull'immortalità che sottolinea a chiare lettere come l'ambiguo 'dono' dell'immortalità fisica possa diventare una tragica maledizione se coniugato alla volubilità del fato e degli dei ed all'ignoranza degli esseri umani.

Questa pericolosa incompatibilità è stata resa in modo magistrale da un un racconto piuttosto recente, non mitologico ma profondamente archetipico; entrato di forza nell'immaginario collettivo sotto forma di perfetta rappresentazione degli impulsi stanti alla base della brama di vita eterna, e delle conseguenze - spesso sottovalutate - che una simile conquista potrebbe comportare.

Il Ritratto di Dorian Gray.
Stiamo parlando de Il Ritratto di Dorian Gray, primo ed unico romanzo di Oscar Wilde, pubblicato per la prima volta nel numero di luglio del 1890 sulla rivista mensile inglese Lippincott.

Il romanzo - ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo - narra di Dorian Gray, giovane di bell'aspetto che si lascia plagiare dalle idee edonistiche del mecenate Lord Henry Wotton, e diventa talmente schiavo del proprio narcisismo da sprofondare in una spirale di meschinità ed innaturalità.

Wotton e Dorian si conoscono mentre quest'ultimo sta posando come modello per un ritratto del pittore Basil Hallward. L'immagine 'immortalata' del dipinto è talmente splendida da suscitare l'invidia di Dorian, incapace di accettare che quella figura sia destinata a restare eternamente giovane e bella, mentre egli - controparte originale vivente - dovrà invecchiare e sfiorire.
"Io dovrei restare eternamente giovane, mentre è quell'immagine che dovrebbe invecchiare! Darei la mia anima affinché ciò accadesse."
In altre parole, corrotto dalla propria ossessione per la bellezza e la giovinezza, Dorian giunge a stipulare un patto col diavolo per poter rimanere eternamente giovane e bello; sarà il suo ritratto a mostrare i segni della decadenza fisica e corruzione morale.

dorian gray

Dopo aver ceduto la propria anima al diavolo Dorian acquisisce il dono dell'immortalità. Non invecchia e sembra essere immune da tutte le malattie ed infezioni. Tuttavia la sua progressiva corruzione morale, combinata all'influenza nefasta del luciferino Lord Henry, rende il giovane una persona sempre più spregevole.

Il concetto di immortalità ne Il Ritratto di Dorian Gray ha una connotazione estremamente negativa; si tratta di qualcosa che sulle prime appare inebriante e potente, la quale tuttavia con il trascorrere del tempo rivela alcune inevitabili controindicazioni. Che cosa resta, dopo aver vissuto fino in fondo qualsiasi possibile emozione? Solo apatia, noia, ed un profondo senso di colpa a causa delle scelte compiute.

L'atto finale del romanzo rappresenta il sincero desiderio di rinascita; di ricominciare per non commettere gli stessi errori. Ma questo proposito è inattuabile; non esiste alcuna possibilità di redenzione. Dorian è ormai un corpo perfetto ma completamente svuotato dall'assenza di quella Coscienza che volle usare come merce di scambio, ed il finale della storia non lascia spazio ad alcun ottimismo.

Jack o'Lantern.
Concludiamo questa rassegna di miti 'maledetti' con un'antica leggenda druidica diventata fiaba irlandese e successivamente icona della (tristemente) popolare festa di Halloween. Stiamo parlando della storia di Stingy Jack, fabbro irlandese di un'epoca imprecisata, entrato nella leggenda con il nome di Jack o' Lantern.

Stingy Jack era un uomo ormai condannato alla dannazione a causa dei propri vizi e del proprio animo avido e cinico. Un sera il diavolo si presentò nella locanda in cui Jack era solito ubriacarsi, per reclamarne l'anima. Come ultimo desiderio Jack chiese astutamente al diavolo di trasformarsi in una moneta con cui avesse potuto pagarsi un'ultima bevuta. Quando il diavolo acconsentì, Jack lestamente infilò la moneta nel proprio borsello, sigillandolo con una croce d'argento, cosicché il diavolo non potesse più uscirne. In cambio della libertà il diavolo gli promise di ritardare di una decade la 'riscossione' della sua anima; soddisfatto, Jack lo lasciò andare.

Jack O'Lantern.

Dieci anni più tardi il diavolo si ripresentò a reclamare il dovuto, e stavolta Jack lo raggirò chiedendogli di raccogliere una mela da un albero, prima di carpirgli l'anima. Il diavolo si prestò nuovamente al gioco ed acconsentì. Al che Jack incise astutamente una croce sul tronco dell'albero, in modo tale che il diavolo restasse intrappolato sulla sua cima, ed impossibilitato a ridiscenderne. Ancora una volta Jack ottenne un beneficio come prezzo per cancellare l'incisione e lasciare andare il diavolo. Il prezzo da pagare fu l'impegno a rinunciare definitivamente alla sua anima, risparmiandogli la dannazione eterna. Il diavolo accettò.

Anche qui la morale della storia ci mette di fronte ai limiti del pensiero umano. Il furbo (ma non troppo) Jack infatti non aveva pensato proprio a tutto. Quando giunse il suo momento andò a bussare alle porte del Paradiso, ma dati i suoi trascorsi non gli fu permesso di entrare. Disorientato da questa condizione di 'morto vivente' Jack decise allora di presentarsi all'Inferno, ed a quel punto il diavolo gli rammentò il patto e gli negò l'ingresso, condannandolo ad errare per sempre sotto forma di anima tormentata, in un perenne limbo fatto di solitudine, freddo ed oscurità. Di fronte alle sue rimostranze il diavolo - mosso a compassione - gli fece dono di un tizzone ardente, che Jack posizionò all'interno di una rapa (nelle versioni successive diventò una zucca). Da quel giorno Jack 'o' Lantern iniziò un infinito girovagare alla disperata ricerca di qualcuno o qualcosa che fosse in grado di donargli l'eterno riposo.

Jack 'o Lantern

Ciascuna di queste storie ha il merito di rimarcare un aspetto sottovalutato da chiunque sogni di conquistare l'immortalità fisica. Per quanto evoluti, intelligenti e furbi (ma non troppo, proprio come Jack) riteniamo di essere, noi umani siamo irreparabilmente ignoranti di fronte al Grande Mistero della vita. In altre parole nessuno può garantirci che ciò che tendiamo a considerare come la più munifica delle benedizioni, possa rivelarsi in realtà l'esatto opposto, cioè la più pericolosa ed irreparabile delle maledizioni.

Non c'è Problema.
Aspetto - questo - che è stato sottovalutato da un ampio insieme di persone, le quali hanno votato la loro esistenze alla ricerca della chiave per vivere in eterno, o per andarci vicino. Nella seconda parte dell'articolo ci occuperemo di queste persone, dei miti sorti intorno alle loro opere, e delle nozioni che hanno lasciato in eredità ai posteri.

Vai alla Seconda Parte (inattivo)

Elenco delle Fonti.
https://www.britannica.com/topic/Mahabharata
https://www.boldsky.com/yoga-spirituality/faith-mysticism/2014/legend-of-immortal-ashwatthama-alive-039278.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Jack-o%27-lantern
https://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_filosofale
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ritratto_di_Dorian_Gray
https://listverse.com/2013/09/18/10-mythological-ways-to-become-immortal/
http://mysteriousuniverse.org/2014/11/the-quest-for-the-fountain-of-youth/
https://it.wikipedia.org/wiki/Immortalit%C3%A0
https://medium.com/vlad-mihalachi/concept-of-immortality-in-the-picture-of-dorian-gray-ec563e06af0

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fonte http://www.anticorpi.info/2018/02/miti-e-leggende-sullimmortalita-1-la.html#