Facciamo anche 50 anni fa, i nostri "amici" migranti, quelli che sostengono di essere minacciati in patria o dissidenti o perseguitati , sarebbero stati subito oggetto di interviste e avrebbero ricevuto il sostegno dei "compagni" o di chi per loro, e non dico una castroneria se ogni sabato, in stile autoconvocati, ci sarebbe stata una manifestazione di protesta davanti ad ambasciate o consolati dei paesi in questione. Invece così non è: e nemmeno i più esaltati tra gli italiani si sono sognati di intervistare o colloquiare con altri di questi giovani e prestanti migranti, ovvero coloro che fuggono dalle guerre. Non gli hanno detto andiamo a protestare davanti alle Nazioni Unite, apriamo uno dei tanti tavoli di pace (noi siamo abituati in Italia ad aprire tavoli ma non a concludere): no, niente di tutto questo, solo una manifestazione a Milano sabato scorso. Ecco che appare sempre più chiaro che le domande che ho sempre rivolto a me stesso , tornano a fare capolino: accogliere una persona in difficoltà è un atto che, se vuoi lo fai sennò picche; posso darti da mangiare e da bere e rifocillarti per due o tre giorni, fai anche una settimana, ma poi...poi ti devi arrangiare in altro modo, a meno che io non abbia da offrirti un lavoro, sennò te ne devi andare. E di norma un lavoro te lo offro se mi serve personale in più e se non ci sono italiani (in questo caso) che possono svolgere lo stesso lavoro: da qui discenderebbe poi il