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mercoledì 13 febbraio 2019

Poggetti Vecchi, Grosseto. Cimitero di elefanti e reperti di Neanderthaliani.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-12.

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L’Italia è un paese così ricco di storia e di arte che alla fine si potrebbe correre il rischio di diventare troppo schizzinosi.

Eppure la nostra archeologia costituisce un patrimonio unico al mondo, anche se poco conosciuto ai più.

Gli studi della preistoria e della protostoria hanno permesso di riportare alle luce tutta una serie impressionante di reperti utili a meglio chiarirci cosa fosse quell’epoca entusiasmante.

«Homo neanderthalensis (King, 1864), comunemente detto Uomo di Neanderthal, è un ominide strettamente affine all’Homo sapiens che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa.

Prende il nome dalla valle di Neander (Neandertal) presso Düsseldorf in Germania, dove vennero ritrovati i primi resti fossili. Fu un “Homo” molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici.

Convissuto nell’ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, l’Homo neanderthalensis scomparve in un tempo relativamente breve, evento che costituisce un enigma scientifico oggi attivamente studiato»

*

Vissuti a ridossi dell’era glaciale, i Neanderthaliani erano gente scaltra, intelligente e pratica. Lavoravano la pietra in modo mirabile, specie tenendo conto della allora miseria strumentale. Ma vorremmo ricordali per un altro manufatto: il flauto di Divje Babe. È un flauto con quattro note compatibili con la naturale scala diatonica greca, ottenuto da un frammento di femore di orso delle caverne. Quando un popolo perviene alla espressione artistica è da considerarsi civile.